domenica 3 aprile 2011

Sant'Alfonso

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori patrono di tutti confessori e i moralisti

“Alfonso fu canonizzato nel 1839, e nel 1871 venne dichiarato Dottore della Chiesa. Questo titolo gli si addice per molteplici ragioni. Anzitutto, perché ha proposto un ricco insegnamento di teologia morale, che esprime adeguatamente la dottrina cattolica, al punto che fu proclamato dal Papa Pio XII “Patrono di tutti i confessori e i moralisti”. Ai suoi tempi, si era diffusa un’interpretazione molto rigorista della vita morale anche a motivo della mentalità giansenista che, anziché alimentare la fiducia e la speranza nella misericordia di Dio, fomentava la paura e presentava un volto di Dio arcigno e severo, ben lontano da quello rivelatoci da Gesù. Sant’Alfonso, soprattutto nella sua
opera principale intitolata Teologia Morale, propose una sintesi equilibrata e convincente tra le esigenze della legge di Dio, scolpita nei nostri cuori, rivelata pienamente da Cristo e interpretata autorevolmente dalla Chiesa, e i dinamismi della coscienza e della libertà dell’uomo, che proprio nell’adesione alla verità e al bene permettono la maturazione e la realizzazione della persona. Ai pastori d’anime e ai confessori Alfonso raccomandava di essere fedeli alla dottrina morale cattolica, assumendo, nel contempo un atteggiamento caritatevole, comprensivo, dolce perché i penitenti  potessero sentirsi accompagnati, sostenuti, incoraggiati nel loro cammino di fede e di vita cristiana. Sant’Alfonso non si stancava mai di ripetere che i sacerdoti sono un segno visibile dell’infinita misericordia di Dio, che perdona e illumina la mente e il cuore del peccatore affinché si converta e cambi vita, Nella nostra epoca, in cui vi sono chiari segni di smarrimento della coscienza morale e – occorre riconoscerlo – di una certa mancanza di stima verso il Sacramento della Confessione, l’insegnamento di sant’Alfonso è ancora di grande attualità”.
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo e amministrando i Sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una soave e mite bontà, che nasceva dall’intenso rapporto con Dio che è Bontà infinita. Ha avuto una visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per amare Dio e il prossimo…
Ringraziamo il Signore che, con la sua Provvidenza, suscita santi e dottori in luoghi diversi, che parlano lo stesso linguaggio per invitarci a crescere nella fede e a vivere con amore e con gioia il nostro essere cristiani nelle semplici azioni di ogni giorno, per camminare sulla strada della santità, sulla strada verso Dio e verso la vera gioia” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 30 marzo 2011).

Il Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine, ciascuno singolarmente e l’umanità nel suo insieme, crocifisso risorto c’è, ci è contemporaneo, ci parla attraverso le Scritture e attraverso il Sacramento della Penitenza, come in tutti i Sacramenti si dona in persona e ci invita a lasciarci riconciliare attraverso la Sua Chiesa che agisce nel ministero di ogni confessore. Per questo mai il male che uno commette lo definisce. Fino al compimento di questa vita resta la possibilità di rendersi conto dei peccati, pentirsi, lasciarsi riconciliare e iniziare di nuovo ravvivando quella nuova vita di figli nel Figlio del Padre per opera dello Spirito Santo ricevuta nel Battesimo di acqua nel noi della comunità ecclesiale. E la missione sacerdotale costituisce un punto di osservazione unico e privilegiato, dal quale quotidianamente, è dato di contemplare lo splendore della Misericordia divina. Quante volte nella celebrazione del Sacramento della Penitenza, il sacerdote assiste a veri e propri miracoli di conversione, che rinnovano ciò che fa vivere da cristiani sempre più cioè l’incontro con un avvenimento, una Persona, Gesù Cristo qui e ora, che opera e si rafforza la fede e del sacerdote e di chi si confessa. La gioia di confessare viene al confessore dall’assistere a tante professioni di fede quanti sono i penitenti, contemplando per ognuno l’azione di Dio misericordioso nella storia, toccando con mano gli effetti salvifici della Croce e della Risurrezione di Cristo in ogni tempo e per ogni uomo comunque ridotto. Certo aiuta anche il neurologo per la vita fisica, lo psicologo, lo psichiatra per la vita psichica, ma occorre anche chi cura la vita spirituale, un tutt’uno nell’io umano, davanti a veri e propri drammi esistenziali e spirituali, che non possono trovare risposte nelle parole degli uomini, ma sono abbracciati ed assunti dall’Amore divino, che perdona, ricrea e trasforma: “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve” (Is 1,18).Conoscere e, in un certo modo, visitare l’abisso di ogni cuore umano, anche negli aspetti più oscuri, se da un lato mette alla prova l’umanità e la fede dello stesso sacerdote, dall’altro alimenta in lui la certezza che l’ultima parola su ogni male dell’uomo e della storia è di Dio, è della sua Misericordia, capace di far nuove tutte le cose.

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