mercoledì 2 marzo 2011

Dinanzi a Dio

Nella liturgia Dio ci parla e nei sacramenti si dona a noi in persona

Estratto dell’intervista che il cardinale prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei sacramenti, Antonio Canizares Llovera ha rilasciato al settimanale Vida Nuev

C’è un regresso in materia liturgica? Quali sono le chiavi della “riforma della riforma”?

 Non so se possiamo parlare di regresso, perché prima bisognerebbe sapere se c’è stato o no un avanzamento, o in quali parti e in quali aspetti c’è stato un progresso. E’ possibile che, in alcune occasioni e casi soggettivi, sia stato considerato o visto un progresso ciò che in realtà non lo era, o non lo era abbastanza, o che non si fondava sulle basi su cui si sarebbe dovuto fondare. Nessuno può mettere in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia posto la Sacra Liturgia, la Parola di Dio, al centro della vita e della missione della Chiesa. E’ molto significativo, nel linguaggio degli eventi attraverso i quali Dio parla, il fatto che la costituzione Sacrosanctum Concilium sia stata il primo testo approvato;
è innegabile, inoltre, che da quel momento si sia prodotto un grande rinnovamento liturgico.
Ora, si può affermare che
-         tutto quello che è stato fatto e si fa è il rinnovamento voluto dal Concilio?
-         Il rinnovamento voluto e promosso veramente dal Concilio è penetrato in modo sufficiente ed è giunto agli aspetti essenziali della vita  e della missione del Popolo di Dio?
-         Si può chiamare rinnovamento conciliare e sviluppo tutto ciò che è venuto dopo?
-         Dobbiamo essere umili e sinceri: il principale e grande invito del Concilio a far sì che la liturgia fosse la fonte e la meta, il vertice di tutta la vita cristiana, si sta realizzando nella coscienza di tutti, sacerdoti e laici o, al contrario, si è ancora lontani da ciò?
-         Il popolo di Dio, fedeli e pastori, vive veramente la liturgia, la liturgia è al centro della nostra vita?
-         Gli insegnamenti conciliari sono stati impartiti e assimilati, si è restate fedeli ad essi, sono stati interpretati correttamente nella linea della continuità che il Papa chiede?
Le mie non sono domande retoriche e oggi è particolarmente necessario porsele. Le risposte non sempre ricondurranno alla stessa origine: il Concilio.

Per questo le chiavi per la cosi detta “riforma della riforma” sulle quali verteva la sua domanda non sono altro che quelle date dal Concilio Vaticano II nella Sacrosanctum concilium e dal successivo magistero dei Papi, che indicano e interpretano in modo autentico i loro insegnamenti secondo una “ermeneutica della continuità”.

Questa è la nostra situazione attuale. Aggiungo che viviamo in una situazione drammatica caratterizzata dal dimenticarsi di Dio e dal vivere come se Dio non esistesse. Tutto ciò, com’è evidente e tangibile, sta avendo conseguenze gravissime. Solo la vita liturgica posta al centro di tutto, solo un rinnovamento liturgico profondo, solo il ridare alla liturgia, e in particolar all’Eucaristia, il posto che le corrisponde nella vita della Chiesa, dei sacerdoti e dei fedeli, così come la Chiesa l’intende, l’orienta e la regola, fedelmente alla sua natura e alla tradizione, potrà ricondurci veramente a Dio, porre Dio quale centro, fondamento, senso e meta di tutto, e rendere così possibile un’umanità nuova, fatta di uomini e donne nuovi che adorano Dio, aprire cammini di speranza e illuminare il mondo con la luce e la bellezza della carità che nasce dalla liturgia. La liturgia ci pone dinnanzi a Dio stesso, all’azione di Dio, al suo amore; potremo promuovere un’urgente e nuova evangelizzazione solo se la liturgia riacquisterà il posto che le compete nella vita di tutti i cristiani. E’ necessario,a mio parere, riconoscere che la liturgia oggi non è “l’anima”, la fonte e la meta della vita di molti cristiani, fedeli e sacerdoti. Quanta routine e mediocrità, quanta banalizzazione e superficialità nella nostra vita! Quante messe celebrate senza attenzione o alle quali si partecipa senza una  particolare disposizione. Da qui la nostra grande debolezza. E’ oltremodo necessario far comprendere ai fedeli che la liturgia è, prima di tutto, opera di Dio e che nulla si può anteporre ad essa. Solo Dio, la “rivoluzione di Dio”, Dio al centro di tutti, potrà rinnovare e cambiare il modo.

 Il Card. Antonio Canizares colloca prima di tutto Dio: questo ci dice l’iniziare con la liturgia. Là dove lo sguardo su Dio non è determinante, ogni altra cosa perde il suo orientamento. Le parole della Regola benedettina “Nulla si anteponga all’Ufficio divino” valgono in modo specifico per il monachesimo, ma nell’ordine delle priorità hanno valore anche per la vita della Chiesa e del singolo, per ciascuno nel modo proprio. “Ortodossia” non significa “opinione” giusta su Dio, ma  modo giusto di glorificarlo, di rispondere a Lui, di lasciarsi amare, di lasciarsi perdonare. Questa è la domanda fondamentale dell’uomo che comincia a capire se stesso in modo giusto: come devo pormi davanti a Dio? Ecco che il giusto apprendimento dell’adorazione – dell’ortodossia appunto – è il dono principale che viene dalla fede.

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