giovedì 10 febbraio 2011

Vera carità

La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola

19.“Se vedi la carità, vedi la Trinità” scrive sant’Agostino. Nelle riflessioni che precedono, abbiamo potuto fissare il nostro sguardo sul Trafitto (Gv 19,37), riconoscendo il disegno del Padre che, mosso dall’amore (Gv 3,16), ha inviato il Figlio unigenito nel mondo per redimere l’uomo. Morendo sulla croce, Gesù – come riferisce l’evangelista – “emise lo spirito” (Gv 19,30), preludio del dono dello Spirito Santo che Egli avrebbe realizzato dopo la risurrezione (Gv 20,22). Si sarebbe attuata così la promessa dei “fiumi di acqua viva” che, grazie all’effusione dello Spirito, sarebbero sgorgati dal cuore dei credenti (Gv 7,38-39). Lo Spirito, infatti, è quella potenza interiore che armonizza il loro cuore col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati Lui, quando si è curvato a lavare i piedi dei discepoli (Gv 13,1-13) e soprattutto quando ha donato la sua vita per tutti (Gn 13,1; 15,13).
Lo Spirito è anche forza che trasforma il cuore della Comunità ecclesiale, affinché sia nel mondo testimone dell’amore del Padre, che vuole fare dell’umanità, nel suo Figlio, un’unica famiglia. Tutta l’attività della Chiesa è espressione di un amore che cerca il bene integrale dell’uomo: cerca la sua evangelizzazione mediante la Parola e i Sacramenti, impresa tante volte eroica nelle sue realizzazioni storiche; e cerca la sua promozione nei vari ambiti della vita e dell’attività umana. Amore è pertanto il servizio che la Chiesa svolge per venire costantemente incontro alle sofferenze e ai bisogni, anche materiali degli uomini…
20. L’amore del prossimo radicato nell’amore di Dio è anzitutto un compito per ogni singolo fedele, ma anche un compito per l’intera comunità ecclesiale, e questo a tutti i suoi livelli: dalla comunità locale alla Chiesa particolare fino alla Chiesa universale nella sua globalità. Anche la Chiesa in quanto comunità deve praticare l’amore. Conseguenza di ciò  è che l’amore ha bisogno anche di organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi…
22. Con il passare degli anni e con il progressivo diffondersi della Chiesa, l’esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali, insieme all’amministrazione dei Sacramenti e l’annuncio della Parola:praticare l’amore verso le vedove e gli orfani, verso i carcerati, i malati e i bisognosi di ogni genere appartiene alla sua essenza tanto quanto il servizio dei Sacramenti e l’annuncio del Vangelo. La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola” (Benedetto XVI, Deus caritas est, 25 dicembre 20005).

Il papa non sta parlando dell’esercizio della carità proprio del singolo cristiano come tale, o proprio delle, associazioni private di fedeli che si uniscono per compiere un particolare servizio di carità. Sta parlando dell’esercizio della carità in quanto attività della Chiesa come tale; sta parlando della carità avente un carattere pubblicamente ecclesiale. Quando il sacerdote celebra l’Eucaristia agisce a nome di Cristo e della Chiesa. E i fedeli partecipando in forza del loro battesimo, compiono col sacerdote un’azione, l’azione liturgica, che è azione della Chiesa: è al contempo “opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa” (SC 7).
In maniera analoga l’esercizio pubblico della carità manifesta ed implica l’intero corpo della Chiesa. E come non può esistere Chiesa senza liturgia e senza predicazione del Vangelo, così non può esistere Chiesa senza esercizio della carità: con l’obolo di san Pietro si rende possibile che il Papa non solo celebri e predichi ma eserciti la carità. Questa appartiene alla natura della Chiesa tanto quanto la liturgia e la predicazione del Vangelo.
Gesù dona il suo precetto – il precetto della carità fraterna – all’interno dell’ultima cena, nel contesto della istituzione dell’Eucaristia e Giovanni narra l’episodio della lavanda dei piedi. La lavanda dei piedi è un grande gesto profetico mediante il quale Gesù profetizza la sua opera salvifica: “Vi ho dato l’esempio”. “Come io” “anche voi”. Gesù istituisce il sacramento dell’Eucaristia, perché resti indistruttibile nella Chiesa la memoria del suo atto redentivo, del suo sacrificio sulla croce. E’ memoria sacramentale: sotto le specie del pane e del vino è realmente presente Cristo nel suo sacrificarsi, nel suo donarsi sulla croce. Tutti noi, discepoli del Signore, siamo veramente una sola cosa con Cristo: un solo corpo. In Lui e da Lui noi riceviamo la vita nuova e divina, di cui Egli ha reso partecipe in pienezza la sua umanità generata da Maria.
Il mezzo attraverso cui questa unione perfettamente si realizza è la celebrazione e la partecipazione all’Eucaristia. E’ in essa che noi diventiamo un solo corpo, diventiamo Chiesa. Prima che esercitare la carità, la Chiesa è la carità, che le deriva dal suo Sposo e la rende con Lui un solo corpo. Non stiamo dunque parlando di un dovere da compiere, ma di una realtà e di un modo di essere che ci è donato mediante l’Eucaristia. Non si tratta semplicemente di imitare un esempio, ma di mettere in atto un dinamismo, una facoltà, una capacità che ci è stata donata: amare come Cristo ha amato. Nell’Eucaristia noi riceviamo la capacità di amare che è nel cuore trafitto di Cristo. Occorre saperlo ed esserne consapevoli: la carità appartiene all’essenza della Chiesa tanto quanto i Sacramenti e la predicazione del Vangelo. L’esercizio della carità appartiene all’essenza della Chiesa perché la Chiesa stessa è carità, cioè unità dei discepoli del Signore creata dall’Eucaristia.
Nella Chiesa deve esistere un esercizio della carità che esprime la Chiesa come tale: non basta la carità del singolo. L’esercizio ecclesiale della carità esige di essere organizzato, come ogni attività pubblica. Attualmente in Italia la Chiesa esprime e realizza la sua costituzione di carità mediante lo strumento della Caritas. La Caritas diocesana e le sue ramificazioni nelle Caritas parrocchiali o interparrocchiali è una istituzione essenzialmente ecclesiale. E’ presieduta dal Vescovo a livello di Chiesa particolare, dal parroco a livello di Chiesa locale e quindi non è una qualsiasi associazione privata di fedeli che si propone l’esercizio della carità.
La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una fede amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico – romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche. Questa rimane la strada maestra per l’evangelizzazione cioè l’unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo.

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