sabato 8 gennaio 2011

Il tempo

Scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e quotidiani, il tempo è  abitato dall’amore di Dio, dai suoi doni di grazia; è tempo di salvezza, di speranza affidabile

“Al termine di un anno, ci ritroviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vesperi della solennità di Maria Santissima Madre di Dio ed elevare un inno di ringraziamento al Signore per le innumerevoli grazie che ci ha donato, ma anche e soprattutto per la Grazia in persona, ossia per il Dono vivente e personale del Padre, che è il Figlio suo prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo. Proprio questa gratitudine per i doni ricevuti da Dio nel tempo che ci è dato di vivere ci aiuta a scoprire un grande valore iscritto nel tempo:scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e quotidiani, esso abitato dall’amore di Dio, dai suoi doni di grazia; è tempo di salvezza. Sì, il Dio eterno è entrato e vi rimane con la persona di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, il Salvatore del mondo. E’ quanto ci ha ricordato l’apostolo Paolo nella breve lettura poc’anzi
proclamata: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio…perché ricevessimo l’adozione a figli” (gal 4,4-5).
Dunque, l’Eterno entra nel tempo e lo rinnova in radice, liberando l’uomo dal peccato e rendendolo figlio di Dio. Già ‘al principio ’, ossia con la creazione del mondo e dell’uomo nel mondo, l’eternità di Dio ha fatto sbocciare il tempo, nel quale scorre la storia umana, di generazione e in generazione. Ora, con la venuta di Cristo e con la sua redenzione, siamo ‘alla pienezza’ del tempo. Come rivela san Paolo, con Gesù il tempo si fa pieno, giunge al suo compimento, acquistando quel significato di salvezza e di grazia per il quale è stato da Dio voluto prima della creazione del mondo. Il Natale ci richiama a questa ‘pienezza’ del tempo, ossia alla salvezza rinnovatrice portata da Gesù a tutti gli uomini. Ce la richiama e, misteriosamente ma realmente,ce la dona sempre di nuovo. Il nostro tempo umano è sì carico di mali, di sofferenze, di drammi do ogni genere da quelli provocati dalla cattiveria degli uomini a quelli derivanti dagli infausti eventi naturali -, ma racchiude ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità gioiosa e liberatrice di Cristo Salvatore. Proprio nel Bambino di Betlemme possiamo contemplare in modo particolarmente luminoso ed eloquente l’incontro dell’eternità con il tempo,come ama esprimersi la liturgia della Chiesa. Il Natale ci fa ritrovare Dio nella carne umile e debole di un bambino. Non c’è qui forse un invito a ritrovare la presenza di Dio e del suo amore che dona la salvezza anche nelle brevi e faticose ore della nostra vita quotidiana? Non è forse un invito a scoprire che il nostro tempo umano anche nei momenti difficili e pesanti è incessantemente arricchito delle grazie del Signore, anzi della Grazia che è il Signore stesso?” (Benedetto XVI, Omelia, 31 dicembre 2010).

Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna…perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal, 4-5). Nella storia della famiglia umana –carica di mali, di sofferenze di drammi di ogni genere, da quelli provocati dalla cattiveria del demoniaco,degli uomini e dai limiti della natura in creazione  nelle doglie del parto verso cieli nuovi e terra nuova – Dio ha voluto introdurre il Dono vivente e personale del Padre, che è il suo Figlio prediletto, il Signore nostro Gesù Cristo. E così con l’incarnazione l’eternità è entrata nel tempo, e la storia di ogni uomo e dell’umanità si è aperta al compimento assoluto di Dio. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia l’universo e che può proporci e donarci ciò che da soli, non possiamo raggiungere. Il tempo è stato - per così dire con le sue piccole o più grandi speranze che ci mantengono in cammino – “toccato” da Cristo, il Figlio di Maria che è Dio, l’eterno, e da lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è divento tempo di salvezza nella speranza. La redenzione, la salvezza, sono anche le piccole speranze, ma secondo la fede cristiana, non è un semplice dato di fatto. La redenzione ci è offerta nel senso che ci è donata la speranza, una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se questa meta possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. Il Figlio di Dio, fin dal concepimento si è offerto al Padre: l’Onnipotente, l’eterno, nasce bambino, avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia, dona la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte chi è un tutt’uno con l’amore: in concreto nell’Ultima Cena agli ha anticipato e accettato la,propria morte in croce, trasformandola così nel dono di sé, che quel dono cha ci dà nel tempo la  vita veramente vita attraverso il tempo, cioè la speranza affidabile, ci libera e ci salva.  

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