giovedì 30 dicembre 2010

Oltre le cose penultime

Occorre portare le persone a guardare oltre le cose penultime e mettersi alla ricerca delle ultime

“L’insegnamento delle “cose ultime” è parte centrale della fede. Tratta argomenti come l’inferno, il purgatorio, l’anticristo, la persecuzione della Chiesa negli ultimi tempi. Il ritorno di Cristo e il giudizio finale. Perché nella predicazione regna un silenzio così assordante sui temi escatologici che, rispetto ad esempio al celibato o all’ordinazione sacerdotale delle donne, sono veramente di natura esistenziale e dunque riguardano ognuno?
“E’ una questione molto seria. La nostra predicazione, il nostro annunzio effettivamente è ampiamente orientato, in modo unilaterale, alla creazione di un mondo migliore, mentre il mondo realmente migliore quasi non è più menzionato. Qui dobbiamo fare un esame di coscienza. Certo,
si cerca di venire incontro all’uditorio, di dire loro quello che è nel loro orizzonte. Ma il nostro compito è allo stesso tempo sfondare questo orizzonte, ampliarlo, e di guardare alle cose ultime.
I novissimi sono come pane duro per gli uomini di oggi. Gli appaiono irreali. Vorrebbero al loro posto risposte concrete per l’oggi, soluzioni per le tribolazioni quotidiane. Ma sono risposte che restano a metà se non permettono anche di presentare e riconoscere che io mi estendo oltre questa vita materiale, che c’è il giudizio, e che c’è la grazia e l’eternità. In questo senso dobbiamo anche trovare parole e modi nuovi, per permettere all’uomo di sfondare il muro del suono del finito.
Tutte le profezie di Gesù si sono compiute, una sola deve ancora avverarsi:quella del suo ritorno. Solo il suo compimento renderà pienamente vera la parola della “Redenzione”. Lei ha coniato il termine “realismo escatologico”. Che significa esattamente?
Significa che le cose ultime non sono un miraggio tipo Fata Morgana o utopie in qualche modo inventate, ma che colgono esattamente la realtà. Dobbiamo sempre anche tenere presente che Egli con invincibile certezza ci ha detto: io tornerò. Questa parola sta sopra tutto. Per questo originariamente la Messa veniva celebrata rivolti verso oriente, rivolti al ritorno del Signore simboleggiato dal sole che sorge. Ogni Messa è perciò l’andare incontro a colui che viene. Così quel venire è in certo qual modo anticipato; noi andiamo verso di Lui, ed egli viene ora già in anticipo. Volentieri paragono questo alla storia delle nozze di Cana. Il Signore in un primo momento dice a Maria: “Non è ancora giunta la mia ora”. Poi però dona il vino nuovo e anticipa per così,dire la sua ora, che deve ancora giungere. Nell’Eucaristia questo realismo escatologico è reso presente, è ripresentato: andiamo incontro a Lui – come a colui che viene – ed Egli viene ed anticipa già adesso quell’ora che un giorno sarà definitiva. Dovremmo come comprenderlo come il nostro andare in contro al Signore che da sempre già viene, come l’immetterci nel suo venire e così permettere che siamo introdotti in una realtà più grande, proprio al di là di questa quotidianità.
Suor Faustina Kowalska, beatificata da Giovanni Paolo II, circa ottant’anni fa in visione intese da Gesù queste parole: “Tu preparerai il mondo alla mia ultima venuta”. Dobbiamo prendere queste parole seriamente?
Sarebbe errato interpretare queste parole in senso cronologico, armandoci per così dire immediatamente per il suo ritorno. Sono giuste invece se le si intende nel significato spirituale appena esposto, nel senso che il Signore sempre è colui che viene, e che perciò ci prepariamo sempre anche alla sua venuta definitiva proprio se andiamo incontro alla sua misericordia, lasciandoci modellare da lui. Lasciarsi modellare dalla misericordia di Dio come antidoto alla spietatezza del mondo; è questa, per così dire, la preparazione perché egli stesso venga con la sua misericordia.
E’ importante che ogni epoca stia presso il Signore. Che anche noi stessi, qui e ora, siamo sotto il giudizio del Signore e ci lasciamo giudicare dal suo tribunale. Si discuteva di una duplice venuta di Cristo, una a Betlemme ed una  alla fine dei tempi, siano a quando san Bernardo di Chiaravalle parlò di un Adventus medium, di una venuta intermedia, attraverso la quale sempre Egli periodicamente entra nella storia.
Credo che abbia preso la tonalità giusta. Noi non sappiamo stabilire quando il mondo finirà. Cristo stesso dice che nessuno lo sa, nemmeno il Figlio. Dobbiamo però rimanere per così dire sempre presso la sua venuta, e soprattutto essere certi che, nelle pene, Egli è vicino. Allo stesso tempo dovremmo sapere che per le nostre azioni siamo sotto il suo giudizio. Vi sarà un autentico giudizio universale. L’uomo è sottoposto per così dire ad un penultimo giudizio al momento della morte. Il grande scenario dipinto da Matteo è una similitudine per l’inimmaginabile. Non siamo in grado di immaginarci questo avvenimento inaudito; tutto il cosmo è davanti al Signore, tutta al storia è di fronte a Lui. Deve essere raffigurato in immagini, grazie alle quali ci è possibile immaginarlo. Ma come sarà da un punto di vista visivo, va al di là della nostra capacità di immaginazione” (Benedetto XVI, Luce del mondo, pp. 245 – 252).

Nello sviluppo dell’iconografia è stato dato sempre più risalto all'aspetto minaccioso e lugubre del Giudizio, che ovviamente affascinava gli artisti, Michelangelo, più dello splendore della speranza, che veniva eccessivamente nascosto sotto la minaccia. Ma è molto importante che Egli è giudice, che avrà luogo un giudizio vero e proprio, che l’umanità sarà separata e che a quel punto effettivamente vi è la possibilità dell’essere cacciati via; e che e le cose non sono indifferenti. Non cambia il torto in diritto Non è una spugna che cancella tutto così che quanto s’è fatto sulla terra finisca per avere sempre lo stesso valore I malvagi alla fine, nel banchetto eterno, non siederanno indistintamente a tavola accanto alle vittime, come se nulla fosse stato. Oggi le persone tendono a dire: “Ma si, in fin dei conti non sarà così terribile. Dio in fin dei conti non può essere così”. No invece, Egli ci prende sul serio. E l’esistenza del male è un fatto, che rimane e deve essere condannato. In questo senso, colmi di lieta gratitudine  per la bontà di Dio e per il fatto che ci dona grazie, perdono, dovremmo percepire e prendere molto sul serio – rispetto al nostro programma di vita – il male che abbiamo visto nel nazismo e nel comunismo e che anche oggi vediamo intorno a noi.

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