martedì 7 dicembre 2010

Metro di giudizio morale

La statistica non è il metro di giudizio della morale

“La vita è troppo grande e troppo sacra perché la si manipoli. E come se (l’Humanae vitae) avesse voluto dirci: non uccidiamo i bambini, perché altrimenti verremo eliminati noi stessi, spazzata via la nostra società, distrutto il nostro pianeta.
Forse allora non si poteva comprendere questa visione. Oggi assistiamo non solo ai danni giganteschi che la pillola abortiva ha prodotto sulla salute e sull’ambiente; vediamo pure come i nostri sistemi sociali crollano perché siamo divenuta una società sterile senza figli, che perde le sue fondamenta. E tuttavia la Chiesa Cattolica riesce a stento a rendere comprensibile la sua morale sessuale. Una top model brasiliana afferma ad esempio che al giorno d’oggi non c’è nessuna donna
che arrivi vergine al matrimonio. Un vescovo ausiliario emerito critica la Chiesa perché alle questioni relative alla sessualità ed al matrimonio darebbe risposte “a stento vivibili per gli uomini, ed in effetti si vive diversamente”.
E’ una problematica ampia. In questo ambito ci è impossibile analizzare tutte le sfaccettature ed addentrarci nei dettagli. E’ giusto che in questo campo molte cose debbano essere ripensate ed espresse in modo nuovo. E tuttavia,per rispondere alla top model ed anche al pensiero di moti altri, la statistica non è il metro di giudizio della morale. E’ grave abbastanza quando la demoscopia diventa il criterio per assumere le decisioni politiche, quando furtivamente ci si chiede: “Come aumentare il mio consenso” invece di domandarsi: “Cosa è giusto fare”? E così anche i sondaggi rispetto a come si vive e a cosa si fa non rappresentano già in sé il criterio del vero e del giusto.
Paolo VI ha avuto profeticamente ragione. Era persuaso del fatto che la società deruba se stessa delle sue grandi speranze se uccide le persone con l’aborto. A quanti bambini si toglie la vita che un giorno sarebbero potuti diventare geni, che avrebbero potuto donare al mondo cose nuove, che avrebbero potuto regalarci un nuovo Mozart, nuove acquisizioni scientifiche? Dovrebbe considerarsi quale riserva di capacità umane si distrugge, volendo del tutto prescindere anche solo per un attimo dal fatto che i bambini non nati sono persone umane, la cui dignità ed il cui diritto alla vita dobbiamo rispettare.
La pillola abortiva è un altro problema ancora.
Sì. Quello che voleva dire Paolo VI, la sua grande visione che rimane valida è questa: se si separano fondamentalmente l’una dall’altra sessualità e fertilità –è quello che accade con l’utilizzo della pillola – allora la sessualità diventa una cosa qualunque. Dopo, tutti i tipi di sessualità hanno lo stesso valore. Questa concezione vede nella fertilità qualcosa di distinto, così che i figli sono riproducibili razionalmente, in essi non vede un dono di Dio; ed a questa concezione in effetti è seguita ben presto quella che equipara l’omosessualità.
Le prospettive dell’Humanae vitae” restano valide, ma altra cosa è trovare strade umanamente percorribili. Credo che ci saranno sempre delle minoranze intimamente persuase della giustezza di quelle prospettive e che, vivendole, ne rimarranno pienamente appagate così da diventare per altri affascinante modello da seguire. Siamo peccatori. Ma non dovremmo assumere questo fatto come istanza contro al verità, quando cioè quella morale alta non viene vissuta. Dovremmo cercare di fare tutto il bene possibile, e sorreggerci e sopportarci a vicenda. Esprimere tutto questo anche dal punto di vista pastorale, teologico e concettuale nel contesto dell’attuale sessuologia e ricerca antropologica è un grande compito al quale bisogna dedicarsi di più e meglio.
Solidarietà giunge perlomeno dall’ex sex symbol di Hollywood, Raquel Welch. L’attrice americana oggi dice che l’introduzione della pillola abortiva cinquant’anni fa ha portato al sesso senza responsabilità. La pillola indebolirebbe il matrimonio e la famiglia e condurrebbe a “condizioni caotiche”. La Chiesa Cattolica si oppone in realtà ad ogni tipo di regolazione delle nascite?
No. E’ noto che approva la regolazione naturale delle nascite, che non è unicamente un espediente momentaneo, ma una strada. Perché presuppone che i coniugi abbiano tempo l’uno per l’altro, che si viva una relazione che dura nel tempo. E questo è qualcosa di fondamentalmente diverso dall’ingerire una pillola senza alcun legame interiore all’altro, solo per consegnarmi velocemente al primo che mi capita” (Benedetto XVI, Luce del mondo, pp. 204 – 207).

Con linguaggio più comprensibile è ciò che nel Sinodo sulla famiglia, di cui come cardinale fu relatore, e quindi nella Famialis consortio è stato espresso da Giovanni Paolo II con il consenso di tutti i vescovi: no alla gradualità della legge, sì alla legge della gradualità. Cosa significa?
-              Quello che voleva  dire Paolo VI, la sua grande visione che rimane valida è questa: se si separano fondamentalmente l’una dall’altra  sessualità e fertilità – è quello che accade con l’utilizzo della pillola (gradualità della legge)- allora la sessualità diventa una cosa qualunque, non umana e umanizzante. Dopo, tutti i tipi di sessualità hanno lo stessa valore. Questa concezione vede nella fertilità una possibile disgiunzione artificiale dalla sessualità, così che i figli sono riproducibili razionalmente, artificialmente e in  essi non si coglie più la verità del loro essere dono unico e irripetibile del Donatore divino cioè persone, ed a questa  concezione in effetti è seguita ben presto quella che equipara l’omosessualità.
-              Quindi le prospettive dell’Huimanae vitae restano perennemente valide cioè non gradualità della legge, ma altra cosa, avviata dalla Familairis consortio, è trovare strade umanamente percorribili e storicamente possibili a livello storico: legge della gradualità. Ci saranno sempre delle minoranze intimamente persuase della giustezza di quelle prospettive e che, vivendole, ne rimarranno pienamente appagate così da diventare per altri affascinante modello da seguire. Siamo peccatori e la morale cristiana è una tensione, un tentare e ritentare con fiducia e speranza anche quando non si riesce. Ma non dovremmo assumere questo fatto, anche statisticamente maggioritario, come istanze contro la verità. Dovremmo cercare di fare tutto il possibile,e sorreggerci e sopportarci a vicenda.
Ma come esprimere, educare a tutto questo anche dal punto di vista pastorale, educativo, teologico e concettuale nel nostro contesto dell’attuale sessuologia e ricerca antropologica è un grande compito al quale bisogna dedicarsi di più e meglio. 

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