mercoledì 3 novembre 2010

Scienza

L’esito positivo della scienza del ventunesimo secolo dipenderà sicuramente, in grande misura, dalla capacità dello scienziato di ricercare la verità e di applicare le scoperte in un modo che va di pari passo con la ricerca di ciò che è giusto e buono

“La storia della scienza nel ventesimo secolo è segnata da indubbie conquiste e da grandi progressi. Purtroppo, l’immagine popolare della scienza del ventesimo secolo è a volte caratterizzata in modo diverso, da due elementi estremi.
-         Da una parte, la scienza è considerata da alcuni come una panacea, dimostrata dai risultati importanti del secolo scorso. In effetti, i suoi innumerevoli progressi sono stati talmente
determinanti e rapidi da avvalorare, apparentemente, l’opinione secondo la quale la scienza potrebbe rispondere a tutte le domande circa l’esistenza dell’uomo e anche alle sue più alte aspirazioni..
-         Dall’altra parte, ci sono quelli che temono la scienza e se ne allontanano a causa di certi sviluppi che fanno riflettere, come la costruzione e l’uso terrificante di armi nucleari.
Di certo, la scienza non è definita da nessuno di questi due estremi. Il suo compito era rimane una ricerca paziente e tuttavia appassionata della verità del cosmo, sulla natura e sulla costituzione dell’essere umano. In questa ricerca ci sono stati molti successi e molti fallimenti, trionfi e battute d’arresto. Gli sviluppi della scienza sono stati esaltanti, come quando si sono scoperti la complessità della natura e i suoi fenomeni, al di là delle nostre aspettative; sia umilianti, come quando alcune delle teorie che avrebbero dovuto spiegare tali fenomeni una volta per tutte si sono dimostrati soltanto parziali. Ciò non di meno, anche i risultati provvisori sono un contributo reale alla scoperta della corrispondenza fra l’intelletto e le realtà naturali, su cui le generazioni successive potranno basarsi per un ulteriore sviluppo.
I progressi compiuti nella conoscenza scientifica nel ventesimo secolo, in tutte le sue varie discipline, hanno portato a una consapevolezza decisamente maggiore del posto che l’uomo e questo pianeta occupano nell’universo. In tutte le scienze, il denominatore comune continua a essere la nozione di sperimentazione come metodo organizzato per osservare la natura. L’uomo ha compiuto più progressi nello scorso secolo che in tutta la storia precedente dell’umanità, sebbene non sempre nella conoscenza di sé e di Dio, ma di certo in quella dei macro e microcosmi. Cari amici, il nostro incontro qui, oggi, è una dimostrazione della stima della Chiesa per la costante ricerca scientifica e della sua gratitudine per lo sforzo scientifico che incoraggia e di cui beneficia. Ai nostri giorni, gli scienziati stessi apprezzano sempre più la necessità di essere aperti alla filosofia per scoprire il fondamento logico ed epistemologico della loro metodologia e delle loro conclusioni. Da parte sua la Chiesa è convinta del fatto che l’attività scientifica benefici decisamente della consapevolezza della  dimensione spirituale dell’uomo e della sua ricerca di risposte definitive, che permettano il riconoscimento di un mondo che esiste indipendentemente da noi, che non comprendiamo del tutto e che possiamo comprendere soltanto nella misura in cui riusciamo ad afferrare la sua logica intrinseca. Gli scienziati non creano il mondo. Essi apprendono delle cose su di esso e tentano di imitarlo, seguendo le leggi e l’intelligibilità che la natura ci manifesta.
L’esperienza dello scienziato quale essere umano è quindi quella di percepire una costante, una legge, un logos che egli non ha creato, ma che ha invece osservato: infatti, esso ci porta ad ammettere l’esistenza di una Ragione onnipotente, che è altro da quella dell’uomo e che sostiene il mondo. Questo è il punto di incontro fra le scienze naturali e la religione. Di conseguenza, la scienza diventa un luogo di dialogo, un incontro fra l’uomo e la natura e, potenzialmente, anche fra l’uomo e il suo Creatore.
Mentre guardiamo al ventunesimo secolo, vorrei offrirvi due pensieri su cui riflettere ulteriormente.
-         In primo luogo, nel momento in cui i risultati sempre più numerosi delle scienze accrescono la nostra meraviglia di fronte alla complessità della natura, viene sempre più percepita la necessità di un approccio interdisciplinare legato alla riflessione filosofica che porti ad una sintesi.
-         In secondo luogo,in questo nuovo secolo, la conquista scientifica dovrebbe essere sempre più informata dagli imperativi di fraternità e di pace, contribuendo a risolvere i grandi problemi dell’umanità, e orientando gli sforzi di ognuno verso l’autentico bene dell’uomo e lo sviluppo integrale dei popoli del mondo. L’esito positivo della scienza del ventunesimo secolo dipenderà sicuramente, in grande misura, dalla capacità dello scienziato di ricercare la verità e di applicare le scoperte in un modo che va di pari passo con la ricerca di ciò che è giusto e buono.
Con questi sentimenti, vi invito a fissare il vostro sguardo su Cristo, Sapienza non creata, e a riconoscere nel suo volto il Logos del Creatore di tutte le cose” (Benedetto XVI, Ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, 28 ottobre 2010).

Il pericolo del mondo occidentale è di dare il primato all’irrazionale, al caso e alla necessità anziché al Logos creatore, ad un’unica intelligenza originaria, come lo stesso sviluppo delle scienze richiederebbe riconducendo ad esso anche la nostra intelligenza e libertà. Su queste basi diventa di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, di Dio e su questo cammino a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro. Il Papa invita a coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme. E’ questo un compito esigito anche dagli imperativi di fraternità e di pace, contribuendo a risolvere i grandi problemi dell’umanità, orientando gli sforzi di ognuno verso l’autentico bene dell’uomo e lo sviluppo integrale dei popoli del mondo. Ciò restituirebbe alla fede cristiana piena cittadinanza. Anche il cristianesimo moderno, di fronte ai successi della scienza nella progressiva strutturazione del mondo, si era concentrato soltanto sull’individuo, restringendo l’orizzonte della sua speranza e non riconoscendo sufficientemente la grandezza del suo compito.

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