lunedì 15 novembre 2010

Agricoltura

Occorre rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro anche sul piano culturale

“Paolo sottolinea l’importanza del lavoro per la vita dell’uomo…La crisi economica in atto va presa in tutta al sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale (Caritas in veritate, 21). E’ un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il problema della disoccupazione. In questo quadro,appare decisivo un rilancio strategico
dell’agricoltura. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso d’importanza, con notevoli conseguenza anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come ripresa indispensabile per il futuro.
Nell’attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio Creatore all’uomo – come dice la Genesi – affinché la coltivi e la custodisca (2,15). Inoltre, malgrado la crisi, consta ancora che in Paesi di antica industrializzazione si incentivo stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che risultano anche dannoso per l’ambiente e per i poveri. Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e servizi e le altre risorse primarie sia preservate come beni universali (Caritas in veritate, 27). E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente, educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività culturali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. Non pochi giovani hanno scelto questa strada; anche diverse laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità per il bene comune” (Benedetto XVI, Angelus, 14 novembre 2010).

E’ importante cogliere che non pochi giovani, anche diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola: è un segno dei tempi, una sensibilità per il bene comune. E lo fanno intrecciando con altri tre mondi. Cioè con la stessa industria, e allora abbiamo l’agro – industria, uno dei settori di eccellenza in Italia. Si collega con il turismo ed eccoci l’agri- turismo, che si è sviluppato ovunque, dai masi del Trentino alle masserie pugliesi. C’è anche quel tipo di agricoltura che si intreccia con la realtà urbana: coltivazioni curate da pendolari, dai pensionati che hanno comprato un piccolo terreno e lo coltivano. E si vede una agricoltura che non è più una zona economica composta da poveracci e da emarginati sociali. Il Papa non pensa di rivalutare l’agricoltura in senso nostalgico cioè un settore segnato, diversamente da quello iniziale dell’industrializzazione, da responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate sui valori perenni, quale l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione nella fatica del lavoro. La secolarizzazione è giunta anche qui e questi valori vanno recuperati ritenendo indispensabile l’incontro ecclesiale con Cristo. Ma resta sul piano anche culturale una risorsa indispensabile per il futuro, come richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale fondato su un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e  servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile e a nessuno manchi il pane e il lavoro, l’aria e l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali, anche per chi viene dopo di noi.
Certo occorre condannare “gli stili di vita improntati ad un consumo insostenibile…incentivato malgrado la crisi …dannosi per l’ambiente e per i poveri”. Urge la riscoperta dei valori di fondo, la necessità di fondamenti etici dell’economia all’altezza delle sfide più complesse del nostro tempo: “L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà”.

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