domenica 10 ottobre 2010

Stampa cattolica

La connotazione “cattolica”della stampa nel quotidiano impegno di percorrere la strada della verità nell’amore di fronte al rischio dell’indifferenza nei confronti del vero e della disponibilità al bene

“Il mondo dei media è attraversato da una profonda trasformazione anche al proprio interno. Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, in particolare, la diffusa multimedialità, sembra porre in discussione il ruolo dei mezzi più tradizionali e consolidati. Opportunamente il vostro Congresso si sofferma a considerare il ruolo peculiare della stampa cattolica. Un’attenta riflessione su questo campo, infatti, fa emergere due particolari aspetti: da un lato la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia,in una società che ha
 visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, divenuti quasi gli emblemi di un nuovo modo di comunicare nell’era della globalizzazione. Dall’altro lato, la connotazione “cattolica”, con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità.
La ricerca della verità deve essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci. Ciò risulta più importante nell’attuale momento storico, che chiede alla figura stessa del giornalista, quale mediatore dei flussi di informazione, di compiere un profondo mutamento. Oggi, ad esempio, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine con lo sviluppo di sempre nuove tecnologie; ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima delle quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero. Infatti, le nuove tecnologie, assieme ai progressi che portano, possono rendere interscambiabili il vero e il falso, possono indurre a confondere il reale con il virtuale. Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. La ricerca delle vie per un’autentica promozione dell’uomo passa allora in secondo piano, perché l’evento viene presentato principalmente per suscitare emozioni. Questi aspetti suonano come un campanello di allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità.
In tale contesto, la stampa cattolica è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione girono per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo e il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti, anche a quanti, pur vivendo da protagonisti nella complessità del mondo, sono capaci di conservare l’onestà intellettuale propria dei “piccoli” del Vangelo. Inoltre, la Chiesa, Corpo mistico di Cristo, presente contemporaneamente ovunque, alimenta la capacità di rapporti più fraterni e più umani, ponendosi come luogo di comunione. La sua forza è Cristo, e nel suo nome essa “insegue” ogni uomo sulle strade del mondo per salvarlo dal “mysterium iniquitatis”, insidiosamente operante in esso. La stampa evoca in maniera più diretta, rispetto ad ogni altro mezzo di comunicazione, il valore della parola scritta. La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia. La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosi detta “civiltà dell’immagine” conserva tutto intero il suo valore.
A partire da queste brevi considerazioni, appare evidente che la sfida comunicativa è, per la Chiesa e per quanti condividono la sua missione, molto impegnativa. I cristiani non possono ignorare la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli passati possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere “come se Dio non esistesse” si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno di vivere “come se Dio esistesse”, anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un “umanesimo disumano”.
Carissimi fratelli e sorelle, chi opera nei mezzi della comunicazione, se non vuole essere solo “bronzo che risuona o un cembalo che tintinna” (1 Cor 13,1) – come direbbe san Paolo – deve avere forte in sé l’opzione di fondo che lo abilita a trattare le cose del mondo ponendo sempre Dio al vertice della scala dei valori. I tempi che stiamo vivendo, pur avendo un notevole carico di positività, perché i fili della storia sono nelle mani di Dio e il suo eterno disegno si svela sempre più, restano segnati anche da tante ombre. Il vostro compito, cari operatori della stampa cattolica, è quello di orientare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi indispensabili” (Benedetto XVI, Ai partecipanti al Congresso promosso dal Pontificio Consiglio delel Comunicazioni,  7 ottobre 2010).

Per un aiuto alla connotazione “cattolica” della stampa oggi c’è una delle novità più significative del pontificato di Benedetto XVI cioè l’istituzione del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione affidato alla guida dell’arcivescovo mons. Rino Fisichella con il motu proprio Ubicumuque et sempre”, cioè “sempre e dovunque”. Pur estendendosi a tutta la Chiesa prioritaria la finalità ai Paesi di antica

evangelizzazione oggi caratterizzati dal fenomeno della secolarizzazione. E il Papa ha affidato al nuovo organismo di far meglio conoscere e assimilare il Catechismo della Chiesa cattolica affinché nella incertezza di questo periodo storico e di questa società si offra agli uomini la certezza della fede completa della Chiesa! La chiarezza e la bellezza della fede cattolica sono ciò che rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi! Questo in particolare se viene presentata anche da giornalisti competenti, entusiasti ed entusiasmanti!

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