sabato 17 luglio 2010

Sui delitti più gravi‏

Modifiche introdotte nelle Normae de gravioribus delictis

Le nuove norme sono un consolidamento tecnico giuridico di quanto si è fatto finora.
Dopo il 2003 Papa Giovanni Paolo II aveva concesso alla Congregazione per la Dottrina della Fede alcune facoltà speciali che andavano a implementare le norme circa i “delitti più gravi” promulgate nel 2001 col Motu Proprio “Sacramentorum Sanctitatis Tutela”.
Il 15 luglio 2010, per decisione di Benedetto XVI,  la Congregazione per la Dottrina della
Fede ha inviato una Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica e Gerarchi interessati circa le modifiche introdotte nella Lettera Apostolica Motu Proprio Data Sacramentorum Sanctitatis Tutela. Queste le novità non secondarie:
-         la possibilità di presentare al Papa i casi più gravi in vista della dimissione dallo stato clericale. La Congregazione per la Dottrina della Fede, quindi, non si limiterà a pronunciarsi sull’esistenza o meno di eresia, apostasia o scisma, come accadeva finora. Anche se in questi casi il processo, in prima istanza, continua a spettare al Vescovo locale, la Congregazione passa ad avere competenza in seconda istanza, come tribunale d’appello.
-         Diventerà di competenza della Congregazione anche il caso di tentativo di ordinazione sacra di una donna: “sia colui che attenta il conferimento del sacro ordine, sia la donna che attenta la recezione del sacro ordine, incorrono nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica” (art. 5). La gravità dipende dal fatto che viene capovolto il pensiero della Chiesa e la fede della Chiesa nel Sacramento dell’Ordine. E’ una gravità di tipo diverso dalla gravità, che colpisce, dell’abuso sessuale di minori.
-         L’inserimento di laici nei tribunali per il grave delitto sull’abuso sessuale dei minori e la prescrizione che da dieci anni (18 anni l’età minorile della Chiesa + 10) a vent’anni (18+20=38 anni), l’equiparazione dell’abuso su persone con limitato uso di ragione a quello sui minori e l’introduzione del reato di pedopornografia. Per la collaborazione con le autorità civili va semplicemente dato seguito alle disposizioni della legge civile.
Oltre ai delitti di pedofilia, la Congregazione per la Dottrina della fede diviene competente dei delitti contro la fede (eresia, apostasia e scisma). C’è una maggiore esplicitazione dei casi dei delitti contro l’Eucaristia, che già erano considerati delitti moto gravi. In concreto attentare contro l’azione liturgica del Sacrificio Eucaristico e la simulazione “nella consacrazione a fine sacrilego di una sola materia o di entrambe, nella celebrazione eucaristica o fuori di essa”.
Si introducono cari casi penali rispetto alla profanazione del sacramento della Penitenza, concretamente l’ascolto indiretto della confessione di un’altra persona o la sua registrazione o divulgazione, su cui era già stato emesso un decreto di condanna nel 1988. Un altro nuovo tipo di delitto è quello di cercare di impartire l’assoluzione sacramentale, non potendo darla validamente, o la simulazione di questa assoluzione.
Non si tratta tanto di determinazioni nuove nella sostanza, quanto di inserimento di normative già vigenti, così da ottenere una normativa complessiva più ordinata e organica sui “delitti più gravi” riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede.
L’aggiornamento di queste norme è stato effettuato in coincidenza con la fine dell’Anno Sacerdotale, un periodo in cui Benedetto XVI ha più volte insistito sull’importanza dei sacramenti dell’Ordine sacerdotale, dell’Eucaristia e della Riconciliazione, così come sulla necessità della fedeltà al magistero della Chiesa nelle questioni relative ad essi.
Vorremmo riproporre, traendole da Il Foglio del 16 luglio 2010 (Paolo Rodari), alcune argomentazioni di mons. Jean – Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, circa le nuove norme e i nove anni che ci sono voluti dal 2001 per promulgarle: “Il tempo non è calcolato nella stessa maniera nella chiesa e nella società. Nella società si vogliono risposte subito. Se si presenta un problema sociale si vuole subito fare una legge per risolverlo. Il tempo della chiesa è il tempo della riflessione e dell’approfondimento. Le decisioni nella chiesa sono prese al termine di una maturazione. Ecco perché i capi della chiesa hanno bisogno di molto coraggio per resistere alla pressione del subito e rispettare il tempo della maturità”. Il Dio dal volto umano, che si è rivelato in Gesù Cristo, è amore di ogni singolo e dell’umanità nel suo insieme e  quindi non può costringere perché un rapporto costretto non è mai un rapporto di amore conforme alla sua natura e quella di ogni uomo a sua immagine e somiglianza: la chiesa quindi non può non rispettare il tempo della maturazione.
Alla domanda se la chiesa è sotto attacco circa l’abuso sui minori da parte di ecclesiastici: “Non c’è un complotto contro la chiesa ma piuttosto una convergenza di interessi molto diversi che approfittano dei casi di abusi verso i minori per portare avanti una campagna denigratoria. Un ambasciatore mi ha detto che è in corso una guerra. L’obiettivo di questa guerra mi sembra il seguente: squalificare la chiesa nell’ambito della morale sessuale, squalificare il ruolo educativo della chiesa e, in alcuni paesi, la volontà da parte dello stato di laicizzare le scuole cattoliche. Questa campagna tende ad impedire alla chiesa di esprimersi sulla piazza pubblica. Non si vuole che la parola di Dio sia detta sulla piazza pubblica. Questa gigantesca impresa di squalificazione è contro il cuore della missione della chiesa, il dispositivo missionario della chiesa e quindi i preti. In questa impresa di squalificazione la persona che evidentemente è più in vista è la persona del Papa… Il Papa è spinto dal desiderio della verità. Il desiderio di aprire la porta della modernità a Dio e di portare l’uomo a Dio. Ma anche di salvare la modernità malgrado essa. Non dimentichiamo che la modernità si fonda su un atto di fede della ragione. E che oggi è in corso un processo fatto alla ragione. Il Papa si fa avvocato della ragione. In questo senso è più moderno dei moderni. E ci dice che se si elimina la ragione si lascia la porta aperta alla emozione, ciò che alcuni sociologi chiamano la deriva delle emozioni. Spesso si formula verso questo Papa un giudizio emozionale, sentimentale ogni volta che il suo discorso si pone a livello della ragione. Mentre il Papa è un intellettuale che non ama i luoghi comuni. Provo tristezza nel constatare che i mezzi di comunicazione preferiscono i luoghi comuni”.
Che differenza c’è da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI? “Con Wojtyla era il tempo del fascino del vedere. Oggi con Benedetto XVI è il tempo del fascino della profondità. Giovanni paolo II aveva un grandissima estensione orizzontale. Quando Giovanni Paolo II morì tutti i capi di stato, salvo tre o quattro, erano presenti. Trovo provvidenziale che dopo questo pontificato di prestigio universale abbiamo oggi un Papa che aiuta i cristiani a rifondare la loro fede e aiuta la società secolarizzata a rifondare la sua fiducia nella ragione”.

Nessun commento:

Posta un commento