mercoledì 26 maggio 2010

Servire Dio e l'uomo in politica

I  giovani in politica attendono un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l’uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo

“Il tema di questa Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici: “Testimoni di Cristo nella comunità politica”, riveste una particolare importanza. Certamente, non rientra nella missione della Chiesa la formazione tecnica dei politici. Ci sono, infatti, a questo scopo varie istituzioni. E’ sua missione, però, “dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime…utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni” (Gaudium et spes, 76). La Chiesa si concentra particolarmente nell’educare i discepoli di Cristo, affinché siano sempre più testimoni della sua Presenza, ovunque. Spetta ai fedeli laici mostrare concretamente nella vita personale e familiare, nella vita sociale, culturale e politica, che
- la fede permette di leggere in modo nuovo e profondo la realtà e di trasformarla;
  - che la speranza allarga l’orizzonte limitato dell’uomo e lo proietta versa la vera altezza del suo essere, verso Dio;
- che la carità nella verità è la forza più efficace in grado di cambiare il mondo;
- che il Vangelo è garanzia di libertà e messaggio di liberazione;
- che i principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa – quali la dignità di ogni persona umana, la sussidiarietà e la solidarietà – sono di grande attualità e valore per la promozione di nuove vie di sviluppo al servizio di tutto l’uomo e di tutti gli uomini
Compete ancora ai fedeli laici partecipare attivamente alla vita politica, in modo sempre coerente con gli insegnamenti della Chiesa, condividendo ragioni ben fondate e grandi ideali nella dialettica democratica e nella ricerca di un largo consenso con tutti coloro che hanno a cuore la difesa della vita e della libertà, la custodia della verità e del bene della famiglia, la solidarietà con i bisognosi e la ricerca necessaria del bene comune. I cristiani non cercano l’egemonia politica o culturale, ma, ovunque si impegnano, sono mossi dalla certezza che Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione umana (Dottrina della fede, Nota Dottrinale su alcune questioni relative all’impegno e al comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002).
Riprendendo l’espressione dei miei Predecessori, posso anch’io affermare che la politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama i cristiani a un forte impegno per la cittadinanza, per la costruzione di una vita buona nelle nazioni, come pure ad una presenza efficace nelle sedi e nei programmi della comunità internazionale. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica. Questa esigenza deve essere ben presente negli itinerari educativi della comunità ecclesiale e richiede nuove forme di accompagnamento e di sostegno da parte dei Pastori. L’appartenenza dei cristiani alle associazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, può essere una buona scuola per questi discepoli e testimoni, sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria, educativa e missionaria di questa realtà.
Si tratta di una sfida esigente. I tempi che stiamo vivendo ci pongono davanti a grandi e complessi problemi e la questione sociale è diventata, allo stesso tempo, questione antropologica. Sono crollati paradigmi ideologici che pretendevano, in un passato recente, di essere risposta “scientifica” a tale questione. Il diffondersi di un confuso relativismo culturale e di un individualismo utilitaristico ed edonista indebolisce la democrazia e favorisce il dominio dei poteri forti. Bisogna recuperare e rinvigorire un’autentica sapienza politica; essere esigenti in ciò che riguarda la propria competenza; servirsi criticamente delle indagini delle scienze umane; affrontare la realtà in tutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismo ideologico o pretesa utopica; mostrarsi aperti ad ogni vero dialogo e collaborazione, tenendo presente che la politica è anche una complessa arte di sviluppo tra ideali e interessi, ma senza mai dimenticare che il contributo die cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, chiave di giudizio e di trasformazione. E’ necessaria una vera “rivoluzione dell’amore”. Le nuove generazioni hanno davanti a sé grandi esigenze e sfide nella loro vita personale e sociale. Il vostro Dicastero le segue con particolare cura, soprattutto attraverso le Giornate Mondiali della Gioventù, che da 25 anni producono ricchi frutti apostolici tra i giovani. Tra questi vi è anche  quello dell’impegno sociale e politico, un impegno fondato non su ideologie o interessi di parte, ma sulla scelta di servire l’uomo e il bene comune, alla luce del Vangelo” (Benedetto XVI, Ai Partecipanti alla XXIV Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici, 21 maggio 2010).

Il Presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco, ha rapportato e concretizzato questo orizzonte e queste direttive di Benedetto XVI all’Italia che “sta andando verso un lento suicidio demografico”. E per questo “urge una politica che sia orientata ai figli”. Non è possibile una speranza storica perché “oltre il cinquanta per cento delle famiglie oggi è senza figli, e tra quelle che ne hanno quasi la metà ne contemplano uno solo, il resto due, e solamente il 5,1 delle famiglie ha tre o più figli”. “Urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale”. L’episcopato attraverso il suo presidente chiede “iniziative urgenti e incisive”, che vanno assunte proprio ora, per tentare di uscire dalla crisi economica “attraverso parametri sociali nuovi”. Il quoziente familiare è “l’innovazione che si attende e che può liberare l’avvenire della nostra società”.
C’è anche la mancanza di lavoro e quindi urge che i politici di ogni schieramento “facciano un passo avanti”, verso “riforme che producano crescita” e recuperino risorse per “potenziare le piccole e medie industrie, metterle in rete anche sul piano decisionale, qualificare il settore della ricerca e quello turistico, potenziare l’agricoltura e l’artigianato, sveltire la distribuzione, facilitare il mondo cooperativistico”.
A riguardo dell’anniversario dell’unità d’Italia “Come Chiesa non risparmieremo energie morali né culturali al fine di partecipare al significativo anniversario”. “L’unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabili: ogni auspicabile riforma condivisa, a partire da quella federalista, per essere un approdo giovevole, dovrà storicizzare il vincolo unitario e coerentemente farlo evolvere per il meglio di tutti”. Anche se è “l’interiore unità” e la consistenza spirituale del Paese “ciò che  a noi vescovi oggi preme”. E ha chiesto un dialogo “sereno e intelligente” sul Risorgimento, “con la consapevolezza che la verità giova al Paese”: “Se oggi si ringrazia Iddio per l’assetto conseguito e la pacificazione ormai raggiunta, non si può espungere quello che, nella religione, si presenta come un elemento connaturato al nostro umanesimo”. “I credenti in Cristo continueranno a sentirsi, oggi come ieri, oggi come nel 1945 all’uscita dalla guerra, oggi come nel 1980, nella fase più acuta del terrorismo, sentirsi tra i soci fondatori di questo Paese”. Il Presidente della Cei ha offerto un contributo decisivo perché l’intelligenza della fede diventa intelligenza dell’attuale realtà italiana.

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