mercoledì 12 maggio 2010

Fatima

La Chiesa deve ri –imparare il perdono e la necessito della giustizia
Padre Lombardi. E ora veniamo a Fatima, dove sarà un po’ il culmine anche spirituale di questo viaggio. Santità, quale significato hanno oggi per noi le Apparizioni di Fatima? E quando Lei presentò il testo del terzo segreto nella Sala Stampa Vaticana, nel giugno 2000, c’erano diversi di noi e altri colleghi di allora, Le fu chiesto se il messaggio poteva essere esteso, al di là dell’attentato a Giovanni Paolo II, anche alle altre sofferenze della Chiesa di oggi, per i peccati degli abusi sessuali sui minori?
Papa. “Innanzitutto vorrei esprimere la mia gioia di andare a Fatima, di pregare davanti alla Madonna di Fatima, che per noi è un segno della presenza della fede, che proprio dai piccoli nasce una nuova forza della fede, che non si riduce ai piccoli, ma che ha un messaggio per tutto il mondo e tocca la storia nel suo presente e illumina questa storia. Nel 2000, nella presentazione, avevo detto che un’apparizione, cioè un impulso soprannaturale, che non viene solo all’immaginazione della persona, ma in realtà dalla Vergine Maria, dal soprannaturale, che un tale impulso entra in un soggetto e si esprime nelle possibilità del soggetto. Il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali, e quindi traduce il grande impulso soprannaturale nelle sue possibilità di vedere, di immaginare, di esprimere, ma in queste espressioni, formate dal soggetto, si nasconde un contenuto che va oltre, più profondo, e solo nel corso della storia possiamo vedere tutta la profondità, e che era – diciamo – “vestita” in questa visione possibile alle persone concrete. Così direi, anche qui, oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano. Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano. Il Signore ci ha detto che la Chiesa sarebbe stata sempre sofferente, in modi diversi, fino alla fine del mondo. L’importante è che il messaggio, la risposta di Fatima, sostanzialmente non va a devozioni particolari, ma proprio alla risposta fondamentale, cioè conversione permanente, penitenza, preghiera, e le tre virtù cardinali: fede, speranza e carità. Così vediamo qui la vera e fondamentale risposta che la Chiesa deve dare, che noi, ogni singolo, dobbiamo dare in questa situazione. Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Anche questo si è sempre saputo, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di ri – imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da un a parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia. Il perdono non sostituisce la giustizia. Con una parola, dobbiamo ri –imparare proprio questo essenziale: la conversione, la preghiera, la penitenza e le virtù teologali. Così rispondiamo, siamo realisti nell’attenderci che sempre il male attacca, attacca dall’interno e dall’esterno, ma che sempre anche le forze del bene sono presenti e che, alla fine, il Signore è più forte del male, e la Madonna per noi è la garanzia visibile, materna della bontà di Dio, che è sempre l’ultima parola nella storia” (Intervista concessa da Benedetto XVI ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11 maggio 2010).
Il Papa ripropone e attualizza la terza parte del Segreto di Fatima rivelata dieci anni fa, terza parte che non si esaurisce nell’attentato a Giovanni paolo II. La “sofferenza del Papa” e “la sofferenza della Chiesa” e “la sofferenza dell’uomo” sono anche nel presente, come lo erano nel 1830 con la Medaglia miracolosa, nel 1846 alla Salette, nel 1858 a Lourdes e lo sono oggi con le presunte apparizioni (poiché la Chiesa non le ha ancora riconosciute e non le ha escluse) della Regina della Pace del 1981 e della Regina dell’amore del 1985. La “novità” che ora scopriamo nel messaggio” riguarda lo scandalo dei preti pedofili e del modo di minimizzare da parte dei responsabili: “Oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: la più grande persecuzione della Chiesa non viene dai nemici fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa”. La “parola chiave” della terza parte del segreto (della prima e seconda parte è “salvare le anime dall’inferno” cioè dalla tendenza a distruggere nella propria anima l’originale desiderio della verità, di Dio e la disponibilità all’amore) è il triplice grido “penitenza, penitenza, penitenza!”, spiegava nel 2000 l’allora Prefetto della Congregazione della fede. Ora ripete che “la Chiesa ha profondo bisogno di re- imparare la penitenza, accettare la purificazione, imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia”. Come non basta, per essere sacramentalmente perdonati, confessare di aver rubato, occorre restituire, così per l’abuso sessuale dei minorenni “Il perdono non sostituisce la giustizia”.
Giovanni Paolo II interpretò l’immagine del “vescovo vestito di bianco” ucciso “a colpi d’arma da fuoco e frecce” riferendola all’attentato subito in San Pietro il 13 maggio ’81, anniversario dell’apparizione del ’17, ritenendo che la Vergine avesse deviato il colpo e facendo incastonare il proiettile nella corona della statua della Madonna. Benedetto oggi spiega che “oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in sostanza riferire a Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano”. Se la “rivelazione pubblica” è definitiva e “conclusa” con Gesù Cristo come ce l’hanno tramandato gli Apostoli”, nel carisma straordinario delle “rivelazioni private”, come a Fatima “il soggetto è determinato dalle sue condizioni storiche, personali, temperamentali”.Non si tratta di “visioni intellettuali senza immagini, come negli alti gradi di carismi mistici”, né descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri: il centro di ogni profezia cristiana è là dove la visione diviene appello e guida verso la volontà di Dio.
Nella prima e nella seconda parte del “Segreto” i bambini hanno esperimentato per la durata di un terribile attimo una visione di individui nei quali non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene in loro sarebbe irrevocabile, indicati con la parola inferno, e come salvarli attraverso la devozione al Cuore Immacolato di Maria, imparando da lei ad avvicinarci con la ragione, la volontà, il temperamento, la sensibilità a Cristo in modo che il “sia fatta la sua volontà” informi tutta la nostra esistenza non solo per noi ma per quei fratelli più bisognosi: O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia. Suor Lucia riguardo alla terza parte del “Segreto” , nel quale l’anima è stata sfiorata dal tocco di qualcosa di reale, da veri oggetti futuri, non la sua interpretazione che, diceva, spetta non al veggente ma alla Chiesa. Benedetto XVI vi vede nella visione di Fatima “la necessità di una passione della Chiesa”, perché “il Papa sta nella Chiesa”, e “il Signore ci ha detto che la Chiesa sarà per sempre sofferente, in modi diversi fino alla fine del mondo”. Benedetto XVI parla realisticamente che “sempre il male ci attacca dall’interno e dall’esterno”,  ma ricorda, testimoniandolo con il suo atteggiamento, che “La bontà di Dio è sempre l’ultima parola della storia umana” e della storia di ogni persona, mai definita dal male che fa: resta sempre, fino al momento terminale, la possibilità di rendersene conto, di pentirsi e di riparare con giustizia, lasciarsi riconciliare nel Sacramento e ricominciare. Per questo è necessaria la penitenza cioè la conversione. La “missione dell’Europa” dove soprattutto avvengono questi carismi di apparizioni, è “trovare un dialogo” tra ragione e fede: “La presenza del secolarismo (dal momento che Dio è amore e non può costringere, perché un rapporto costretto non è mai un rapporto di amore, conforme alla natura di Dio e dell’uomo) ciò che è anomalo è la separazione e il contrasto con la fede”. La stessa attuale crisi economica, come viene spiegato dalla Caritas in veritate, dimostra che “le due correnti culturali separate devono incontrarsi, altrimenti non troviamo la strada verso il futuro”, perché un “positivismo economico senza la componente etica”, necessariamente sfocia nello scacco. Ma il Papa ammonisce al Chiesa: “Spesso ci preoccupiamo affannosamente delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che questa fede ci sia, ciò che purtroppo è sempre meno realista”. E aggiunge: “Si è messa una fiducia forse eccessiva nelle strutture e programmi ecclesiali, nella distribuzione di poteri e funzioni”. Ma ciò che in tutte queste prove ci garantisce è la fede che la Madre di Dio continuamente ci richiama che “La risurrezione di Cristo ci assicura che nessuna potenza avversa potrà mai distruggere la Chiesa”,  non questa o quella Chiesa particolare e la Madonna è garanzia visibile, materna della bontà di Dio.

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