domenica 18 aprile 2010

Il Papa a Malta

Il Vangelo di Gesù Cristo si radicò saldamente e portò molto frutto non soltanto nella vita degli individui, delle famiglie e delle comunità, ma anche nella formazione dell’identità nazionale di Malta, come pure nella sua vibrante e particolare cultura

Il naufragio di Paolo e la sua sosta per tre mesi a Malta hanno lasciato un segno indelebile nella storia del vostro Paese. Le sue parole ai compagni prima di giungere a Malta sono ricordate negli Atti degli Apostoli e sono state un tema speciale nella vostra preparazione alla mia visita. Queste parole (“Dovremo però andare a finire su qualche isola” (At 27,26)) nel contesto originale sono un invito al coraggio di fronte all’ignoto e alla fiducia incrollabile nella misteriosa provvidenza di Dio. I naufraghi, infatti, furono calorosamente accolti dalla gente di Malta, a seguito dell’esempio dato da san Publio. Nel piano di Dio, san Paolo divenne perciò il vostro padre nella fede cristiana. Grazie alla sua presenza tra voi, il Vangelo di Gesù Cristo si radicò saldamente e portò molto frutto non soltanto nella vita degli individui, delle famiglie e delle comunità, ma anche nella formazione dell’identità nazionale di Malta, come pure nella sua vibrante e particolare cultura.(…).
L’arrivo di san Paolo a Malta non era programmato. Come sappiamo, si stava recando a Roma quando sopraggiunse un violento temporale e la sua nave fu scaraventata su quest’isola. I marinai possono tracciare una rotta, ma Dio, nella sua sapienza e provvidenza, dispiega il proprio itinerario. Paolo, che aveva incontrato in maniera drammatica il Signore Risorto sulla via di Damasco, lo sapeva molto bene. Il corso della sua vita cambiò im provvidamente; per lui, pertanto, vivere era Cristo (Fil 1,21; ogni sua azione ed ogni suo pensiero erano diretti ad annunciare il mistero della croce e i il suo messaggio d’amore di Dio che riconcilia.
Quella stessa parola, la parola del Vangelo, ha tutt’oggi il potere di irrompere nelle nostre vite e di cambiare il corso. Oggi lo stesso Vangelo che Paolo predicò continua ad esortare il popolo di queste isole alla conversione, ad una nuova vita e ad un futuro di speranza. Mentre mi trovo fra voi come successore dell’apostolo Pietro, vi invito ad ascoltare la parola di Dio con animo nuovo, come fecero i vostri antenati, e di lasciare che essa sfidi i vostri modi di pensare e la maniera in cui trascorrete la vostra vita.
Da questo luogo santo dove la predicazione apostolica si diffuse per prima in queste isole, invito ciascuno di voi a far propria la sfida esaltante della nuova evangelizzazione. Vivete la vostra fede in maniera ancora più piena assieme ai membri delle vostre famiglie, ai vostri amici, nei vostri quartieri, nei luoghi di lavoro e nell’intero vissuto della società maltese. In modo particolare esorto genitori, insegnanti e catechisti a parlare agli altri del vostro stesso incontro vivo con Gesù risorto, specialmente ai giovani che sono il futuro di Malta. “La fede si rafforza quando viene offerta agli altri” (Redemtoris missio, 2). Sappiate che i vostri momenti di fede assicurano un incontro con Dio, il quale nella sua onnipotenza tocca il cuore dell’uomo. Così, introdurrete i giovani alla bellezza e alla ricchezza della fede cattolica, offrendo loro una solida catechesi ed invitandoli ad una partecipazione sempre più attiva alla vita sacramentale della Chiesa.
Il mondo ha bisogno di tale testimonianza! Di fronte a tante minacce alla sacralità della vita umana, alal dignità del matrimonio e della famiglia, non hanno forse bisogno i nostri contemporanei di essere costantemente richiamati alla grandezza della nostra dignità di figli di Dio e alla vocazione sublime che abbiamo ricevuto in Cristo? Non ha forse bisogno la società di riappropriarsi e di difendere quelle verità morali fondamentali che sono alla base dell’autentica libertà e del genuino progresso?” (Benedetto XVI, Visita alla Grotta di san Paolo, 17 aprile 2010).
Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole di essere accolto dai maltesi. Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa. Se siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare l’episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli, tutti esperti pescatori, hanno faticato tutta la notte, ma non hanno preso neppure un solo pesce. Poi, quando Gesù è apparso sulla riva, ha indicato loro dove pescare e hanno potuto realizzare una pesca così grande, che a stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci. Miei cari fratelli e sorelle, se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti” (Benedetto XVI,  Omelia a Malta, 18 aprile 2010).

A Malta 98% di cattolici, l’unico Paese della Ue in cui non c’è una legge sull’aborto né il divorzio, il Papa è atterrato il 17 aprile pomeriggio in un clima non scontato visti i tempi e la campagna internazionale: l’affetto, la festa, i cori di centomila fedeli dal palazzo presidenziale alla grotta. Così, in questa colonia fenicia che per tremila anni è stata “crocevia nella storia europea e mediterranea”, tuttora attraversata da “fortificazioni che parlano di lotte precedenti, quando Malta contribuì moltissimo alla difesa del cristianesimo sia per terra che per mare”, Benedetto XVI esorta a “riappropriarsi e difendere” le “verità morali fondamentali” come “la sacralità di ogni vita umana e la dignità del matrimonio e della famiglia” e così instaurare un vero dialogo, in questo momento di globalizzazione, con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. E insieme ricorda come “un grande dovere del nostro tempo” l’accoglienza di “quei popoli che bussano alla porta dell’Europa”, come fecero i maltesi con San Paolo. “Malta è il punto dove le correnti dei profughi arrivano dall’Africa e bussano alla porta dell’Europa. Questo è un grande problema del nostro tempo, e, naturalmente, non può essere risolto dall’isola di Malta: Noi tutti dobbiamo rispondere a questa sfida, lavorare perché tutti possano, nella loro terra, vivere una vita dignitosa e dall’altra parte fare il possibile perché questi profughi qui dove arrivano, trovino in ogni caso, uno spazio di vita dignitosa. Una risposta ad una grande sfida del nostro tempo: Malta ci ricorda questi problemi e ci ricorda che proprio la fede è la forza della carità, e dunque anche la fantasia per rispondere bene a queste sfide”.

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