sabato 6 marzo 2010

Volontariato

La carità che incontra il prossimo direttamente sarà sempre necessaria, anche nella società più giusta

“Il volontariato di Protezione civile è divenuto un fenomeno nazionale…I termini ‘protezione’ e ‘civile’ rappresentano delle coordinate ed esprimono in maniera profonda la vostra missione, direi la vostra ‘vocazione’ (che rimanda al Trascendente): proteggere le persone e la loro dignità – beni centrali della società civile – nei casi tragici di calamità e di emergenza che minacciano la vita e la sicurezza di famiglie o di intere comunità.
Tale missione non consiste solo nella gestione dell’emergenza, ma in un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del bene comune, il quale rappresenta sempre l’orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle grandi prove. Queste sono un’occasione di discernimento e non di disperazione. Offrono l’opportunità di formulare una nuova progettualità sociale, orientata maggiormente alla virtù e al bene di tutti.
La duplice dimensione della protezione, che si esprime sia durante l’emergenza che dopo, è bene espressa dalla figura del buon Samaritano, tratteggiata dal Vangelo di Luca ( Lc 10,30-35). Questo personaggio ha dimostrato certamente carità e umiltà assistendo il malcapitato nel momento del massimo bisogno. E questo quando tutti – alcuni per indifferenza, altri per durezza di cuore – girano la sguardo dall’altra parte. Il buon Samaritano insegna, però ad andare oltre l’emergenza e a predisporre, potremmo dire, il rientro nella normalità. Egli, infatti, fascia le ferite dell’uomo riverso a terra, ma poi si preoccupa di affidarlo all’albergatore affinché superata l’emergenza, possa ristabilirsi.
 Come ci insegna la pagina evangelica, l’amore del prossimo non può essere delegato: lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non possono sostituirlo. Come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas est: “L’amore sarà sempre necessario, anche nella società più giusta: Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore. Chi vuole sbarazzarsi dell’amore si dispone a sbarazzarsi dell’uomo in quanto uomo. Ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione, di aiuto. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiale nelle quali è indispensabile un aiuto nella linea di un concreto amore del prossimo” (n. 28). Esso richiede e richiederà sempre l’impegno personale e volontario.
Proprio per questo i volontari non sono dei “tappabuchi” nella rete sociale, ma persone che veramente contribuiscono a delineare il volto umano e cristiano della società. Senza il volontariato, il bene comune e la società non possono durare a lungo, poiché il loro progresso e la loro dignità dipendono in larga misura proprio da quelle persone che fanno più del loro stretto dovere.
Cari amici! Il vostro impegno è un servizio reso alla dignità di ogni uomo fondata sul suo essere creato ad immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26). Come ci ha mostrato l’episodio del buon Samaritano, ci sono sguardi che possono andare nel vuoto o addirittura nel disprezzo, ma vi sono anche sguardi che possono esprimere amore. Oltre che custodi del territorio, siate sempre icone viventi del buon Samaritano, conferendo attenzione al prossimo, ricordando la dignità dell’uomo e suscitando speranza. Quando una persona non si limita solo a compiere il proprio dovere nella professione e nella famiglia, ma si impegna per gli altri il suo cuore si dilata. Chi ama e serve gratuitamente l’altro (chiunque altro bisognoso) come prossimo, vive ed agisce secondo il Vangelo e prende parte alla missione della Chiesa, che sempre guarda l’uomo intero e vuol fargli sentire l’amore di Dio…La Vergine Maria, che va “in fretta” dalla cugina Elisabetta per aiutarla (Lc 1,39), sia il vostro modello” (Benedetto XVI, Ai Volontari della Protezione Civile, 6 marzo 2010).

Nella “Caritas in veritate in re sociali” (n. 5) Benedetto XVI sottolinea “due criteri orientativi dell’azione morale” (n. 6):
-          la giustizia cioè garantire ad ogni uomo cibo, acqua, istruzione, assistenza – infatti “la carità eccede la giustizia… ma non è mai senza la giustizia” (n.6).
e il  bene comune così che politica è propriamente “prendersi cura, da una parte, e avvalersi dall’altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il vero vivere sociale che in tal modo prende forma di polis, di città”. “Ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue possibilità d’incidenza nella polis. E’ questa la via istituzionale – possiamo dire anche politica – della carità, non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità che incontra il prossimo direttamente, fuori delle mediazioni istituzionali della polis” (n. 7). Soggetto comunitario di questa carità che incontra il prossimo direttamente e che richiede sempre l’impegno personale e volontario  è la Chiesa oggi attraverso la “Caritas” con tutte le associazioni di volontariato. Soggetto della “Caritas” è la Chiesa che non si sostituisce all’attività politica, pure doverosa per il cristiano, e che non sarà mai superflua e che lo Stato e la politica, pur con le necessarie premure per il welfare, non potrà sostituire perché ci sarà sempre sofferenza che necessita di consolazione, aiuto immediato. Sempre ci sarà solitudine. Sempre ci saranno anche situazioni di necessità materiali che non possono attendere le mediazioni istituzionali della politica. Quindi la “Caritas” non potrà mancare in ogni Diocesi, in ogni Parrocchia con la collaborazione di tutte le associazioni e  movimenti ecclesiali.

Nessun commento:

Posta un commento