lunedì 29 marzo 2010

Esperienza di Dio

E’ possibile e come anche oggi fare esperienza di essere guardati con amore dal Risorto, dal Vivente nel suo corpo che è la Chiesa?

“Naturalmente direi di sì, perché il Signore è sempre presente e guarda ognuno di noi con amore. Solo che noi dobbiamo trovare questo sguardo e incontrarci con lui. Come fare? Direi che il primo punto per incontrarci con Gesù, per fare esperienza del suo amore è conoscerlo. Conoscere Gesù implica diverse vie.

-          Una prima condizione è conoscere la figura di Gesù come appare nei Vangeli, che ci danno un ritratto molto ricco della figura di Gesù, nelle grandi parabole, pensiamo al figlio prodigo, al samaritano, a Lazzaro eccetera. In tutte le parabole, in tutte le sue parole, nel sermone della montagna, troviamo realmente il volto di Gesù, il volto di Dio fino alla croce, per amore di noi, si dà totalmente fino alla morte e può, alla fine, dire “Nelle tue mani Padre, do la mia vita, la mia anima” (Lc 23,46).

-          Quindi: conoscere, meditare Gesù insieme con gli amici, con la Chiesa e conoscere Gesù non solo in modo accademico, ma con il cuore, cioè parlare con Gesù nella preghiera. Una persona non la si può conoscere nello stesso modo in cui posso studiare la matematica. Per la matematica è necessaria e sufficiente la ragione, ma per conoscere una persona, anzitutto la grande persona di Gesù, Dio e uomo, ci vuole la ragione, ma, nello stesso tempo, anche il cuore. Solo con l’apertura del cuore a lui, solo con la conoscenza dell’insieme di quanto ha detto e di quanto ha fatto, con il nostro amore, con il nostro andare verso di Lui, possiamo man mano conoscerlo sempre di più e così anche fare l’esperienza di essere amati.

-          Quindi: ascoltare la Parola di Gesù, ascoltarla nella comunione della Chiesa, nella sua grande esperienza e rispondere con la nostra preghiera, con il nostro colloquio personale con Gesù, dove gli diciamo quanto non possiamo capire, i nostri bisogni, le nostre domande. In un vero colloquio, possiamo trovare sempre di più questa strada della conoscenza, che diventa amore. Naturalmente non solo pensare, non solo pregare, ma anche fare è una parte del cammino verso Gesù: fare cose buone, impegnarsi per il prossimo. Ci sono diverse strade: ognuno conosce le proprie possibilità, nella parrocchia e nella comunità in cui vive, per impegnarsi anche con Cristo e per gli altri, per la vitalità della Chiesa, perché la fede sia veramente forza formativa del nostro ambiente, e così del nostro tempo.

-          Quindi, direi questi elementi; ascoltare, rispondere, entrare nella comunità credente, comunione con Cristo nei sacramenti, dove si dà a noi, sia nell’Eucaristia, sia nella Confessione eccetera, e, finalmente, fare, realizzare le parole della fede così che diventino forza della mia vita e appare veramente anche a me lo sguardo di Gesù e il suo amore mi aiuta, mi trasforma” (Benedetto XVI, Incontro con i Giovani, 25 marzo 2010).

All’inizio della consapevolezza di quello che ontologicamente cioè nel nostro stesso essere è avvenuto una volta per sempre nel Battesimo, cioè figli nel Figlio di Dio Padre per opera dello Spirito Santo, non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro, attraverso la via umana di un volto, con la Persona viva di Gesù Cristo, “che da alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est, 1). Come è importante a livello ontico, esistenziale, l’avvenimento dell’”incontro”nell’evangelizzare, nell’educare alla fede, nel trasmettere un di più di umanità, nell’allargare gli spazi della nostra razionalità per riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene e così coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell’intrinseca unità che le tiene insieme. E’ questo oggi un compito che sta dinnanzi a noi anche per  risolvere l’emergenza educativa, un’avventura affascinante nella quale merita di spendersi, per dare nuovo slancio alla cultura del nostro tempo e per restituire in essa alla fede cristiana piena cittadinanza pubblica nelle scuole, negli ambienti di lavoro, nell’economia, nella finanza, nella politica.

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