domenica 14 febbraio 2010

Persona umana

La dignità originaria, naturale di ogni persona umana è un principio fondamentale che la fede in Gesù Cristo Crocifisso e Risorto ha da sempre difeso e diffuso

“Le problematiche che ruotano intorno al tema della bioetica permettono di verificare quanto le questioni che vi sono sottese pongano in primo pianola questione antropologica. Come affermo nella mia ultima Lettera enciclica Caritas in veritate:”Campo primario e cruciale della lotta culturale tra l’assolutismo della tecnicità e la responsabilità morale dell’uomo è oggi quello della bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con drammatica forza la questione fondamentale: se l’uomo sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le scoperte scientifiche in questo campo e la possibilità di intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre la scelta tra due razionalità: quella della ragione aperta alla trascendenza o quella della ragione chiusa nell’immanenza” (n. 74).

Dinnanzi a simili questioni, che toccano in modo così decisivo la vita umana nella sua perenne tensione tra immanenza e trascendenza, che hanno grande rilevanza per la cultura delle future generazioni, è necessario porre in essere un progetto pedagogico integrale, che permetta di affrontare tali tematiche in una visione positiva, equilibrata e costruttiva, soprattutto nel rapporto tra fede e ragione. Le questioni di bioetica mettono spesso in primo piano il richiamo alla dignità di ogni persona umana, un principio fondamentale che la fede in Gesù Cristo Crocifisso e Risorto ha da sempre difeso, soprattutto quando viene disatteso nei confronti dei soggetti più semplici e indifesi: Dio ama ciascun essere umano in modo unico e profondo. Anche la bioetica, come ogni disciplina, necessita di un richiamo capace di garantire una coerente lettura delle questioni etiche che inevitabilmente, emergono dinnanzi a possibili conflitti interpretativi. In tale spazio si apre il richiamo normativo alla legge morale naturale.

Il riconoscimento della dignità di ogni uomo, infatti, in quanto diritto inalienabile trova il suo fondamento primo in quella legge non scritta da mano d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è tenuta a rispettare e promuovere (CCC, nn. 1954 – 1960).

Senza il principio fondativo della dignità di ogni uomo sarebbe arduo trovare una fonte per i diritti di ogni persona e impossibile giungere a un giudizio etico nei confronti delle conquiste della scienza che intervengono direttamente nella vita umana. E’ necessario, pertanto, ripetere con fermezza che non esiste una comprensione della dignità umana legata soltanto ad elementi esterni quali il progresso della scienza, la gradualità nella formazione della vita umana o il facile pietismo dinnanzi a situazioni limite. Quando si invoca il rispetto per la dignità di ogni persona è fondamentale che esso sia pieno, totale e senza vincoli, tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre dinnanzi a una vita umana.

Certo, la vita umana conosce un proprio sviluppo e l’orizzonte di investigazione della scienza e della bioetica è aperto, ma occorre ribadire che quando si tratta di ambiti relativi all’essere umano, gli scienziati non possono mai pensare di avere tra le mani solo della materia inanimata e manipolabile. Infatti, fin dal primo istante, la vita di ogni uomo è caratterizzata dall’essere vita umana e per questo portatrice sempre, dovunque e nonostante tutto, di dignità propria (Dignitas personae, n. 5). Contrariamente, saremmo sempre alla presenza del pericolo di un uso strumentale della scienza, con l’inevitabile conseguenza di cadere facilmente nell’arbitrio, nella discriminazione e nell’interesse economico del più forte.

Coniugare bioetica e legge morale naturale permette di verificare al meglio il necessario e ineliminabile richiamo alla dignità che la vita umana possiede intrinsecamente dal suo primo istante fino alla sua fine naturale.

Invece, nel contesto odierno, pur emergendo con sempre maggior insistenza il giusto richiamo ai diritti che garantiscono la dignità di ogni persona, si nota che non sempre tali diritti sono riconosciuti alla vita umana nel suo naturale sviluppo e negli stadi di maggior debolezza. Una simile contraddizione rende evidente l’impegno da assumere nei diversi ambiti della società e della cultura perché ogni vita umana sia riconosciuta sempre come soggetto inalienabile di diritto e mai come oggetto sottoposto all’arbitrio del più forte. La storia ha mostrato quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e principio dell’etica. Senza principi universali che consentono di verificare un denominatore comune per l’intera umanità, il rischio di una deriva relativistica a livello legislativo non è affatto da sottovalutare (CCC, n. 1959).

La legge morale naturale, forte del proprio carattere universale, permette di scongiurare tale pericolo e soprattutto offre al legislatore la garanzia per un autentico rispetto sia di ogni persona, sia dell’intero ordine creaturale. Essa si pone come fonte catalizzatrice di consenso tra persone di culture e religioni diverse e permette di andare oltre le differenze, perché afferma l’esistenza di un ordine impresso nella natura dal Creatore e riconosciuto come istanza di vero giudizio etico razionale per perseguire il bene ed evitare il male. La legge morale naturale “appartiene al grande patrimonio della sapienza umana, che la Rivelazione, con la sua luce ha contribuito a purificare e a sviluppare ulteriormente” (Giovanni Paolo II, 6 febbraio 2004) (Benedetto XVI, Udienza all’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, 13 febbraio 2010).

L’attuale emergenza educativa deriva anche da questioni che toccano in modo così decisivo la vita umana nella sua perenne tensione tra immanenza e trascendenza e richiede un progetto pedagogico integrale nel rapporto tra la fede e la ragione. Le scoperte scientifiche e le possibilità di intervento sembrano talmente avanzate da imporre la scelta tra due razionalità: quella aperta alla trascendenza con il dialogo tra cristianesimo, tradizioni religiose e culture dell’umanità rispondendo alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita e quella della ragione chiusa nell’immanenza con la radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento non solo dell’umanesimo cristiano ma anche della cultura moderna, del fondamento della democrazia, che era un rivendicazione della centralità di ogni persona umana e della sua libertà, pur nel rischio della mancanza di fondamento. Così l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Questa posizione, però, è contrassegnata oggi da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza.

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