sabato 23 gennaio 2010

Testimoni

La fecondità evangelica di una testimonianza comune a Cristo

“Il tema proposto in questa Settimana (2010) per la meditazione e la preghiera è: l’esigenza di una testimonianza comune a Cristo. Il breve testo proposto come tema “Di questo voi siete testimoni” è da leggere nel contesto dell’intero capitolo 24 del Vangelo secondo Luca. Ricordiamo brevemente il contenuto di questo capitolo. Prima le donne si recano al sepolcro, vedono i segni della Risurrezione di Gesù e annunciano quanto hanno visto agli Apostoli e agli altri discepoli (v. 8); poi lo stesso Risorto appare ai discepoli di Emmaus lungo il cammino, appare a Simon Pietro e successivamente agli “Undici e agli altri che erano con loro” (v. 33). Egli apre la mente alla comprensione delle Scritture circa la sua Morte redentrice e la sua Risurrezione, affermando che “nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” (v. 47). Ai discepoli che si trovano “riuniti” insieme e che sono stati testimoni della sua missione, il Signore Risorto promette il dono dello Spirito santo (v. 49), affinché insieme lo testimonino a tutti i popoli. Da tale imperativo – “Di tutto ciò”, di questo voi siete testimoni (Lc 24,48) -, che è stato il tema di questa Settimana per l’unità dei cristiani, nascono per noi due domande.

- La prima: cosa è “tutto ciò”?

- La seconda: come possiamo noi essere testimoni di “tutto ciò”?

Se vediamo il contesto del capitolo, “tutto ciò” vuol dire innanzitutto

- la Croce e la Risurrezione: i discepoli hanno visto la crocifissione del Signore, vedono il Risorto e così cominciano a capire tutte le Scritture che parlano del mistero della Passione e del dono della Risurrezione.

- “Tutto ciò” quindi è il mistero di Cristo, del Figlio di Dio fattosi uomo, morto per noi e risorto, vivo per sempre e così garanzia della nostra vita eterna.

Ma conoscendo Cristo – questo è il punto essenziale – conosciamo il volto di Dio. Cristo è soprattutto la rivelazione di Dio. In tutti i tempi, gli uomini percepiscono l’esistenza di Dio, un Dio unico, ma che è lontano e non si mostra.. In Cristo questo Dio si mostra, il Dio lontano diventa vicino. “Tutto ciò” è quindi, soprattutto col mistero di Cristo, Dio che si è fatto vicino a noi. Ciò implica un’altra dimensione: Cristo non è mai solo; Egli è venuto in mezzo a noi, è morto solo, ma è risorto per attirare tutti a sé. Cristo, come dice la Scrittura, si crea un corpo, riunisce tutta l’umanità nella sua realtà della vita immortale. E così, in Cristo che riunisce l’umanità, conosciamo il futuro dell’umanità: la vita eterna. Tutto ciò, quindi, è molto semplice, in ultima istanza: conosciamo Dio conoscendo Cristo, il suo corpo, il mistero della Chiesa e la promessa della vita eterna.

Veniamo ora alla seconda domanda. Come possiamo noi essere testimoni di “tutto ciò”? Possiamo essere testimoni solo conoscendo Cristo e, conoscendo Cristo, anche conoscendo Dio. Ma conoscere Cristo implica certamente una dimensione intellettuale – imparare quanto conosciamo da Cristo – ma è sempre molto di più che un processo intellettuale: è un processo esistenziale, è un processo dell’apertura del mio io, della mia trasformazione dalla presenza e dalla forza di Cristo, e così è anche un processo di apertura a tutti gli altri che devono essere testimoni solo se Cristo lo conosciamo di prima mano e non solo da altri, dalla nostra propria vita, dal nostro incontro personale con Cristo. Incontrandolo realmente nella nostra vita di fede diventiamo testimoni e possiamo così contribuire alla novità del mondo, alla vita eterna. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci dà una indicazione anche per il contenuto di “tutto ciò”. La Chiesa ha riunito e riassunto l’essenziale di quanto il Signore ci ha donato nella Rivelazione, nel “Simbolo detto niceno - costantinopolitano, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381) (CCC, n. 195). IL Catechismo precisa che questo Simbolo “è tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell’Oriente e dell’Occidente” (ibid.). In questo Simbolo quindi si trovano le verità di fede che i cristiani possono professare e testimoniare insieme, affinché il mondo creda, manifestando, con il desiderio e l’impegno di superare le divergenze esistenti, la volontà di camminare verso la piena comunione, l’unità del Corpo di Cristo” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 20 gennaio 2010).

A livello ecumenico due fondamentali per l’unità tra cristiani sono il comune incontro con Cristo e nell’incertezza di questo periodo storico e di questa società offrire agli uomini la certezza della fede completa della Chiesa come il Compendio e il Catechismo della Chiesa Cattolica ce la presenta.

Ogni persona umana realizza se stessa solamente nell’incontro con Cristo: mente e desiderio di ogni io umano sono stati forgiati in funzione di Lui: per conoscere il Cristo abbiamo ricevuto il pensiero; per correre verso di Lui il desiderio, e la memoria per portarlo in noi., in tutto il nostro vissuto. Come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, da via umana all’incontro con Dio cioè con la Verità e la Vita, analogamente in modo non dissimile il “noi umano” della Chiesa. Incontro significa ingresso di Cristo in noi, tale per cui siamo trasformati in Lui, viviamo in Lui e di Lui come la vite e i tralci, come la comunione coniugale, la mutua in abitazione. Perché un incontro del genere possa accadere, il Risorto, il Vivente infonde nell’io umano che prega ciò che di più intimo, di più proprio c’è in Lui, il suo stesso Spirito. E’ Lui, lo Spirito, che realizza l’incontro e quindi l’unità fra tutti coloro che lo incontrano. La chiarezza e la bellezza, il di più di umanità che rende ragionevole, dicibile e comprensibile da tutti la fede nell’incontro, sono ciò che rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi. Questo in particolare se viene presentata da testimoni entusiasti ed entusiasmanti!.

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