martedì 12 gennaio 2010

Ecologia, laicità positiva, libertà di religione

Tre leve per qualificare in meglio il mondo: ecologia, laicità positiva, libertà di religione

Come ogni anno papa Benedetto XI, lunedì 11 gennaio, ha rivolto al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede il suo discorso sullo stato del mondo. Punti salienti: ecologia della natura, soprattutto dell’uomo, laicità positiva, libertà di religione.

1. Ecologia della natura, ma soprattutto dell’uomo

Vent’anni fa, quando cadde il Muro di Berlino e quando crollarono i regimi materialisti ed atei che avevano dominato lungo diversi decenni una parte di questo continente, si è potuta avere la misura delle profonde ferite che un sistema economico privo di riferimenti fondato sulla verità dell’uomo aveva inferto, non solo alla dignità e alla libertà di ogni persona e dei popoli, ma anche alla natura, con l’inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria. La negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione! Ne consegue che la salvaguardia del creato non risponde in primo luogo ad una esigenza estetica, ma anzitutto ad una esigenza morale, perché la natura esprime una disegno di amore e di verità che ci precede e che viene da Dio” (…).

“Se si vuole edificare una vera pace, come sarebbe possibile separare, o addirittura contrapporre la salvaguardia dell’ambiente a quella della vita umana, compresa la vita prima della nascita? E’ nel rispetto che la persona umana nutre per se stessa che si manifesta il suo senso di responsabilità verso il creato” (…)

“Le creature sono differenti le uni dalle altre e possono essere protette, o al contrario messe in pericolo, in modi diversi, come ci mostra l’esperienza quotidiana. Uno di tali attacchi proviene da leggi o progetti, che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi. Mi riferisco, per esempio, ad alcuni paesi europei o del continente americano. “Se togli la libertà, togli la dignità”, come disse san Colombano. Tuttavia, la liberà non può essere assoluta, perché l’uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l’uomo il cammino da seguire non può quindi essere l’arbitrio, il desiderio, ma deve consistere, piuttosto nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore”.

2.Laicità positiva

Un secondo messaggio è rivolto principalmente all’Europa e all’Occidente. Rivendica il ruolo pubblico della Chiesa. Ecco in che senso:

“Le radici della situazione che è sotto gli occhi di tutti sono di ordine morale e la questione deve essere affrontata nel quadro di un grande sforzo educativo, per promuovere un effettivo cambiamento di mentalità ed instaurare nuovi stili di vita. Di ciò può e vuole essere partecipe la comunità dei credenti, ma perché ciò sia possibile, bisogna che se ne riconosca il ruolo pubblico. Purtroppo, in alcuni paesi occidentali, si diffondono, negli ambienti politici e culturali, come pure nei mezzi di comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione, e, talvolta, di ostilità, per non dire disprezzo verso la religione, in particolare quella cristiana. E’ chiaro che se il relativismo è concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto dell’importanza sociale del fatto religioso. Un tale approccio crea tuttavia scontro e divisione, ferisce la pace, inquina la ‘ecologia umana ’ e, rifiutano, per principio, le attitudini diverse dalla propria, si trasforma in una strada senza uscita.

“Urge, pertanto, definire, una laicità positiva, che, aperta su una giusta autonomia tra l’ordine temporale e quello spirituale, favorisca una sana collaborazione e un senso di responsabilità condivisa. In questa prospettiva, io penso all’Europa, che con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha iniziato una nuova fase del suo processo di integrazione, che la Santa Sede continuerà a seguire con rispetto e con benevola attenzione. Nel rilevare con soddisfazione che il Trattato prevede che l’Unione Europea mantenga con le Chiese un dialogo ‘aperto, trasparente e regolare ’ (art. 17), auspico che, nella costruzione del proprio avvenire l’Europa sappia sempre attingere alle fonti della propria identità”.

3. Libertà di religione

Infine un terzo messaggio di rivendicazione della liberà di religione e di denuncia della situazioni nelle quali tale libertà è conculcata. Benedetto XVI cita alcuni casi drammatici che vedono come vittime i cristiani: Iraq, Pakistan, Egitto, Medio Oriente. Dell’Islam non si fa parola, ma in tutti i casi citati gli aggressori sono musulmani.

“Per amore del dialogo e della pace, che salvaguardano la creazione, esorto i governanti e i cittadini dell’Iraq ad oltre passare la divisione, la tentazione della violenza e l’intolleranza per costruire insieme l’avvenire del loro paese. Anche la comunità cristiane vogliono dare il loro contributo, ma perché ciò sia possibile, bisogna che sia loro assicurato rispetto, sicurezza e libertà. Anche il Pakistan è stato duramente colpito dalla violenza in questi ultimi mesi e alcuni episodi hanno preso di mira direttamente la minoranza cristiana. Domando che si compia ogni sforzo affinché tali aggressioni non si ripetano e i cristiani possano sentirsi pienamente integrati nella vita del loro paese. Trattando delle violenze contro i cristiani, non posso non menzionare, peraltro, i deplorevoli attentati di cui sono state vittime le Comunità copte egiziane in questi ultimi giorni, proprio quando stavano celebrando il Natale. (…)

“Le gravi violenze che ho appena evocato, unite ai flagelli della povertà e della fame, come pure alle catastrofi naturali ed al degrado ambientale, contribuiscono ad ingrossare le fila di quanti abbandonano la propria terra. Di fronte a tale esodo, invito le autorità civili, che vi sono coinvolte a diverso titolo, ad agire con giustizia, solidarietà e lungimiranza. In particolare, vorrei menzionare i cristiani in Medio Oriente: colpiti in varie maniere, fin nell’esercizio della loro liberà religiosa, essi lasciano la terra dei loro padri in cui si è sviluppata la Chiesa dei primi secoli. E per offrire loro un sostegno e per far loro sentire la vicinanza dei fratelli nella fede che ho convocato, per l’autunno prossimo, l’assemblea speciale del sino dei vescovi sul Medio Oriente”.

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