sabato 26 dicembre 2009

Pastori

Dei pastori è detto anzitutto che essi erano persone vigilanti e che il messaggio natalizio del Dio con noi li poteva raggiungere proprio perché erano svegli

Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9,15). Ciò che Isaia, guardando da lontano verso il futuro, dice a Israele come consolazione nelel sue angustie ed oscurità, l’Angelo, dal quale emana una nube di luce, lo annuncia ai pastori come presente: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2,11).

Il Signore è presente. Da questo momento, Dio è veramente un “Dio con noi”. Non è più il Dio distante, che, attraverso la creazione e mediante la coscienza, si può in qualche modo intuire da lontano. Egli è entrato nel mondo. E il Vicino. Il Cristo risorto lo ha detto ai suoi, a noi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

Per voi è nato il Salvatore: ciò che l’Angelo annunciò ai pastori, Dio ora lo richiama a noi per mezzo del Vangelo e dei suoi successori. E’ questa una notizia che non può lasciarci indifferenti. Se è vero, tutto è cambiato. Se è vera, essa riguarda anche me. Allora, come i pastori, devo dire anch’io: Orsù, voglio andare a Betlemme e vedere la Parola che lì è accaduta (la Parola abbreviata nella mangiatoria). Il Vangelo non ci racconta senza scopo la storia dei pastori. Essi ci mostrano come rispondere in modo giusto a quel messaggio che è rivolto anche a noi. Che cosa ci dicono allora questi primi testimoni dell’incarnazione di Dio ( di Dio che possiede un volto umano, il volto di un bambino)?

Dei pastori è detto anzitutto che essi erano persone vigilanti e che il messaggio poteva raggiungere il proprio perché, perché erano svegli. Noi dobbiamo svegliarci, perché il messaggio arrivi fino a noi. Dobbiamo diventare persone veramente vigilanti. Che significa questo? La differenza tra uno che sogna e uno che sta sveglio consiste innanzitutto nel fatto che colui che sogna si trova in un mondo particolare. Con il suo io egli è rinchiuso in questo mondo del sogno che, appunto, è soltanto suo e non lo collega con gli altri. Svegliarsi significa uscire a tale mondo particolare dell’io ed entrare nella realtà comune, nella verità che, sola ci unisce a tutti.

IL conflitto nel mondo, l’inconciliabilità reciproca, derivano dal fatto che siamo rinchiusi nei nostri propri interessi e nelle opinioni personali, nel nostro proprio minuscolo mondo privato. L’egoismo, quello del gruppo come quello del singolo, ci tiene prigionieri dei nostri interessi e desideri, che contrastano con la verità (o realtà in tutti i settori) e ci dividono gli uni dagli altri. Svegliatevi, ci dice il Vangelo. Venite fuori per entrare nella grande verità comune (che libera dalla schiavitù dell’ignoranza), nella comunione dell’unico Dio.

Svegliarsi significa così sviluppare la sensibilità per Dio; per i segnali silenziosi con cui Egli vuole guidarci; per i molteplici indizi della sua presenza. Ci sono persone che dicono di essere “religiosamente prive di orecchio musicale”. La capacità percettiva per Dio sembra una dote che ad alcuni è rifiutata.

E in effetti – la nostra maniera di pensare ed agire, la mentalità del mondo odierno, la gamma delle nostre varie esperienze sono adatte a ridurre la sensibilità per Dio, a renderci “privi di orecchio musicale” per Lui. E tuttavia in ogni anima è presente, in modo nascosto o aperto, l’attesa di Dio, la capacità di incontrarlo. Per ottenere questa vigilanza, questo svegliarsi all’essenziale vogliamo pregare, per noi stessi e per gli altri, per quelli che sembrano essere “privi di questo orecchio musicale” e nei quali, tuttavia, è vivo il desiderio che Dio si manifesti.

Il grande teologo Origene ha detto: se io avessi la grazia di vedere come ha visto Paolo, potrei adesso (durante la liturgia (cioè al fede celebrata) contemplare una grande schiera di Angeli (Lc 23,9), Infatti – nella Sacra Liturgia, gli Angeli di Dio e i Santi ci circondano. Il Signore stesso è presente in mezzo a noi. Signore, apri gli occhi dei nostri cuori, affinché diventiamo vigilanti e veggenti e così posiamo portare la tua vicinanza anche agli altri” (Benedetto XVI, Omelia di Natale, 25 dicembre 2009).

Parecchia cultura tecnoscientifica che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente di fronte anche a fondamentalismi religiosi punta a rendere “religiosamente privi di questo orecchio musicale”, dell’originario senso religioso che risponde alle domande fondamentali sul senso della vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile. Così si punta ad escludere Dio dalla cultura e dalla vita pubblica, rendendo più difficile la fede nella sua Rivelazione in Cristo. Questa cultura si abbina in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In rapporto con tutto questo c’è il tentativo di una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale.

Non è difficile vedere come questo tipo di cultura appreseti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Ma nei semplici, come nei pastori di Betlemme, permane una vigilanza e in tutti un grande e inutilmente nascosto bisogno di svegliarsi all’essenziale di cogliere la realtà in tutti i fattori cioè la verità che libera dalla schiavitù dell’ignoranza di saper da dove veniamo e a cosa siamo destinati cioè sul senso della vita. A questo possono servire Convegni, come quello organizzato a Roma dal 10 al 12 dicembre, su “Dio oggi. Con lui o senza di lui cambia tutto”. Pastoralmente, però, a risvegliare il senso religioso e la capacità originaria di incontrare Dio, a ridare sensibilità a orecchi privi religiosamente di senso musicale, sono oggi i Movimenti ecclesiali, le nuove Comunità e il dono derivante da già riconosciute o non ancora presunte Apparizioni.

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