giovedì 26 novembre 2009

Trinità!

La Trinità è veramente comunione perfetta!

“La scienza di cui si occupano i filosofi e i teologi Vittorini (Ugo e Riccardo di San Vittore) è in modo particolare la teologia, che richiede innanzitutto lo studio amoroso della Sacra Scrittura. Per conoscere (chi è) Dio, infatti, non si può che partire da ciò che Dio stesso ha voluto rivelare di sé attraverso le Scritture. In questo senso, Ugo di San Vittore è un tipico rappresentante della teologia monastica, interamente fondata sull’esegesi biblica. Per interpretare la Scrittura, egli propone la tradizionale articolazione patristico – medioevale, cioè il senso storico – letterale, anzitutto, poi quello allegorico e anagogico, e infine quello morale. Si tratta di quattro dimensioni del senso della Scrittura, che anche oggi si riscoprono di nuovo, per cui si vede che nel testo e nella narrazione offerta si nasconde un’indicazione più profonda: il filo della fede, che ci conduce verso l’alto e ci guida su questa terra, insegnandoci come vivere. Tuttavia, pur rispettando queste quattro dimensioni del senso della Scrittura, in modo originale rispetto ai suoi contemporanei, egli insiste – e questa è una cosa nuova – sull’importanza del senso storico – letterale. In altre parole, prima di scoprire il senso simbolico, le dimensioni più profonde del testo biblico, occorre conoscere e approfondire il significato della storia narrata nella Scrittura: diversamente – avverte con un efficace paragone – si rischia di essere come degli studiosi di grammatica ignorando l’alfabeto. A chi conosce il senso della storia descritta nella Bibbia, le vicende umane appaiono segnate dalla Provvidenza divina, secondo un suo disegno ben ordinato. Così, per Ugo di san Vittore, la storia non è l’esito di un destino cieco o di un caso assurdo, come potrebbe apparire. Al contrario, nella storia umana opera lo Spirito Santo, che suscita un meraviglioso dialogo degli uomini con Dio, loro amico. Questa visione teologica della storia mette in evidenza l’intervento sorprendente e salvifico di Dio, che realmente entra e agisce nella storia, quasi si fa parte della nostra storia, ma sempre salvaguardando e rispettando la liberà e la responsabilità dell’uomo…

‘Il sacramento ’, egli scrive,è un elemento corporeo e materiale proposto in maniera esterna e sensibile, che rappresenta con la sua somiglianza una grazia invisibile e spirituale, la significa, perché a tal fine è stato istituito, e la contiene, perché è capace di santificare” (9,2: PL 176.317). Da una parte la visibilità nel simbolo, la “corporeità” del dono di Dio, nel quale tuttavia, dall’altra parte, si nasconde la grazia divina che proviene da una storia: Gesù Cristo stesso ha creato i simboli fondamentali. Tre dunque sono gli elementi che concorrono a definire un sacramento, secondo di San Vittore: l’istituzione da parte di Cristo, la comunicazione della grazia (lo Spirito del Risorto), e l’analogia tra l’elemento visibile, quello materiale, e l’elemento invisibile, che sono i doni divini. Si tratta di una visione molto vicina alla sensibilità contemporanea, perché i sacramenti vengono presentati con un linguaggio intessuto di simboli e di immagini capaci di parlare immediatamente al cuore degli uomini. E’ importante anche oggi che gli animatori liturgici, e i particolare i sacerdoti, valorizzino con sapienza pastorale i segni propri dei riti sacramentali – questa visibilità e tangibilità della Grazia – curandone attentamente la catechesi, affinché ogni celebrazione dei sacramenti sia vissuta da tutti i fedeli con devozione, intensità e letizia spirituale” (Benedetto XVI, Udienza Generale, 25 novembre 2009).

Riccardo di san Vittore sviluppa il dialogo tra fede e ragione perché la Rivelazione interpella l’intelligenza di ogni uomo poiché rivela la destinazione soprannaturale a figli nel Figlio e la via per giungervi responsabilmente. Riflette con acutezza sull’origine da cui tutto proviene cioè sul Mistero di Dio uno e trino e poiché Dio è amore, l’unica sostanza, l’unico essere divino comporta relazione, comunicazione, oblazione e dilezione tra due Persone, il Padre e il Figlio, che si trovano fra loro in uno scambio eterno di amore che è persona, lo Spirito Santo. L’amore, benché ci riveli l’essenza di Dio, ci faccia “comprendere” il Mistero della Trinità, è pur sempre analogia che supera la mente umana, e – da poeta e mistico – paragona la divinità a un fiume, a un’onda amorosa che sgorga dal Padre, fluisce e rifluisce nel Figlio, per essere poi felicemente diffusa nello Spirito Santo. Ugo e Riccardo invita rifarsi a questo modello perfetto di comunione nell’amore per costruire le nostre relazioni umane di ogni giorno. La Trinità è veramente comunione perfetta! Come cambierebbe il mondo se nelle famiglie, nelle parrocchie e in ogni altra comunità i rapporti fossero vissuti seguendo sempre l’esempio delle tre Persone divine, in cui ognuna vive non solo con l’altra, ma per l’altra e nell’altra!

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