martedì 17 novembre 2009

Evangelizzare

Lo spirito di fede vede la storia alla luce del Vangelo e con la certezza della presenza di Cristo

“Il riferimento a quell’evento (San Paolo nell’Areopago di Atene, simbolo dei nuovi ambienti in cui si deve proclamare il Vangelo) costituisce un invito pressante a saper valorizzare gli “areopaghi” di oggi, dove si affrontano le grandi sfide dell’evangelizzazione. Voi intendete analizzare questo tema con realismo, tenendo conto dei molti cambiamenti sociali avvenuti. Un realismo sorretto dallo spirito di fede, che vede la storia alla luce del Vangelo, e con la certezza che aveva san Paolo della presenza del Risorto. Risuonano confortanti anche per noi le parole che Gesù gli rivolse a Corinto: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male”(At 18,9-10). In maniera efficace, il servo di Dio Paolo VI ebbe a dire che non si tratta soltanto di predicare il Vangelo, ma di “raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità, che sono in contrasto con la Parola di Dio e col disegno della salvezza (Insegnamenti, (1975), 1448).
Occorre guardare ai “nuovi areopaghi” con tale spirito; alcuni di essi, nell’attuale globalizzazione, sono diventati comuni, mentre altri restano specifici di alcuni Continenti…L’attività missionaria della Chiesa va pertanto orientata verso questi centri nevralgici della società del terzo millennio. Ne va sottovalutato l’influsso di una diffusa cultura relativista, più delle volte carente di valori, che entra nel santuario della famiglia, si infiltra nel campo dell’educazione e in altri ambiti della società e li contamina, manipolando le coscienze, specialmente quelle giovanili. Al tempo stesso, però, malgrado queste insidie, la Chiesa sa che è sempre in azione lo Spirito Santo. Si aprono, infatti, nuove porte al Vangelo e si va estendendo nel mondo l’anelito verso un autentico rinnovamento spirituale e apostolico. Come in altre epoche di cambiamento, la priorità pastorale è mostrare il volto vero di Cristo, Signore della storia e unico Redentore dell’uomo. Ciò esige che ogni comunità cristiana e la Chiesa nel suo insieme offrano testimonianza di fedeltà a Cristo, costruendo pazientemente quell’unità da Lui voluta e invocata per tutti i discepoli. L’unità dei cristiani renderà, infatti più facile l’evangelizzazione e il confronto con le sfide culturali, sociali e religiose del nostro tempo.
In tale impresa missionaria possiamo guardare all’apostolo Paolo, imitarne lo “stile” di vita e il medesimo “spirito” apostolico incentrato totalmente in Cristo. Con tale completa adesione al Signore, i cristiani potranno più facilmente trasmettere alle generazioni future l’eredità della fede, capace di trasformare anche le difficoltà in possibilità di evangelizzazione. Nella redente Enciclica Caritas in veritate ho voluto sottolineare che lo sviluppo economico e sociale della società contemporanea ha bisogno di recuperare l’attenzione alla vita spirituale e una “seria considerazione delle esperienze di fiducia in Dio, di fraternità spirituale in Cristo, di affidamento alla Provvidenza e alla Misericordia, di amore e di perdono, di rinuncia a se stessi, di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pace…L’anelito del cristiano è che tutta la famiglia umana possa invocare Dio come “Padre nostro!” (n. 79)” (Benedetto XVI, Messaggio al Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, 13 novembre 2009).

Di fronte a una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale non si tratta solo di predicare il Vangelo, ma di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del Vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità. E’ in atto, e la globalizzazione la estende in tutto il mondo, un autentico capovolgimento del punto di partenza della cultura moderna, che era una rivendicazione della centralità di ogni uomo e della sua libertà. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, il più delle volte carente di valori, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Avviene un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità e quindi questa cultura tecno scientifica non sia in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita. Pertanto questa cultura che punta a omologare a livello globale è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di evangelizzazione. Andando a fondo si aprono nuove porte al Vangelo e si va estendendo nel mondo l’anelito verso un autentico rinnovamento spirituale e apostolico. Pastoralmente la priorità è mostrare il volto vero di Cristo, Signore della storia e unico Redentore di ogni uomo.

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