giovedì 29 ottobre 2009

Sacra Scrittura

In questo mondo secolarizzato la Sacra Scrittura non è solo l’anima della teologia ma pure fonte della spiritualità e del vigore della fede di tutti i credenti in Cristo

“La ricorrenza del centenario (dalla nascita del Pontificio Istituto Biblico) costituisce un traguardo e al tempo stesso un punto di partenza. Arricchiti dell’esperienza del passato, proseguite il vostro cammino con rinnovato impegno, consapevoli del servizio alla Chiesa che vi è richiesto, quello cioè di avvicinare la Bibbia alla vita del Popolo di Dio, perché sappia affrontare in maniera adeguata le inedite sfide che i tempi moderni pongono alla nuova evangelizzazione. Comune auspicio è che la Sacra Scrittura diventi in questo mondo secolarizzato non solo l’anima della teologia, bensì pure la fonte della spiritualità e del vigore della fede di tutti i credenti in Cristo. Il Pontificio Istituto Biblico continui, pertanto, a crescere come centro ecclesiale di studio di alta qualità nell’ambito della ricerca biblica, avvalendosi delle metodologie critiche moderne e in collaborazione con gli specialisti in dogmatica e in altre aree teologiche: assicuri un’accurata formazione ai futuri professori di Sacra Scrittura perché avvalendosi delle lingue bibliche e delle diverse metodologie esegetiche, possano accedere direttamente ai testi biblici.

La Costituzione dogmatica Dei Verbum, a tale riguardo, ha sottolineato la legittimità e la necessità del metodo storico – critico, riconducendolo a tre elementi essenziali:

- l’attenzione ai generi letterari;

- lo studio del contesto storico;

- l’esame di ciò che si usa chiamare Sitz im Leben.

Questo perché il presupposto fondamentale sul quale riposa la comprensione teologica della Bibbia è l’unità della Scrittura, ed a tale presupposto corrisponde come cammino metodologico l’analogia della fede, cioè la comprensione dei singoli testi a partire dall’insieme. Il testo conciliare aggiunge una ulteriore indicazione metodologica. Essendo la Scrittura una cosa sola a partire dall’unico popolo di Dio, che ne è stato il portatore attraverso la storia, conseguentemente leggere la Scrittura come un’unità significa leggerla a partire dal Popolo di Dio, dalla Chiesa come dal suo luogo vitale e ritenere la fede della Chiesa come la vera chiave d’interpretazione. Se l’esegesi vuole essere anche teologia, deve riconoscere che la fede della Chiesa è quella forma di “simpatia” senza la quale la Bibbia resta un libro sigillato: spetta alla Chiesa, nei suoi organismi istituzionali, la parola decisiva nell’interpretazione della Scrittura. E’ alla Chiesa, infatti, che è affidato l’ufficio di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta e trasmessa, esercitando la sua autorità nel nome di Gesù Cristo” (Benedetto XVI, Discorso ai Docenti, agli Studenti e al personale del Pontificio Istituto Biblico, 26 ottobre 2009).

Benedetto XVI torna spesso sulla “Verità salvifica di Gesù Cristo alla ragione del nostro tempo” partendo dalla convinzione che “al termine del secondo millennio, il cristianesimo si trova, proprio nel luogo della sua originaria diffusione, in Europa, in una crisi profonda, basata sulla crisi della sua pretesa verità” (La mia vita, pp. 92 – 93).

Questa crisi ha una duplice dimensione.

- la sfiducia riguardo alla possibilità, per l’uomo, di conoscere la verità su Dio e sulle cose divine cioè sul senso di ogni vita e della storia

- e i dubbi che le scienze moderne, naturali e storiche, hanno sollevato riguardo ai contenuti e alle origini del cristianesimo.

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