mercoledì 21 ottobre 2009

Europa

L’ispirazione decisamente cristiana dei Padri fondatori dell’Unione Europe

“Lei, signor Ambasciatore ( Il Signor Yves Gazzo, Capo della Delegazione della Commissione delle Comunità Europee presso la Santa Sede), ha appena definito l’Unione Europea come “un’area di pace e di stabilità che riunisce ventisette Stati con gli stessi valori fondamentali”. E’ una felice definizione. E’ tuttavia giusto osservare che l’Unione Europea non si è dotata di questi valori, ma che sono stati piuttosto questi valori condivisi a farla nascere e a essere la forza di gravità che ha attirato verso il nucleo dei Paesi fondatori le diverse nazioni che hanno successivamente aderito ad essa, nel corso del tempo. Questi valori sono il frutto di una lunga e tortuosa storia nella quale, nessuno lo può negare, il cristianesimo ha svolto un ruolo di primo piano. La pari dignità di tutti gli esseri umani, la libertà d’atto di fede alla radice di tutte le altre libertà civili, la pace come elemento decisivo del bene comune, lo sviluppo umano – intellettuale, sociale ed economico – in quanto vocazione divina (Caritas in veritate, nn. 16 – 19) e il senso della storia che ne deriva, sono altrettanti elementi centrali della Rivelazione cristiana che continuano a modellare la civiltà europea.

Quando la Chiesa ricorda le radici cristiane dell’Europa, non è alla ricerca di uno statuto privilegiato per se stessa. Essa vuole fare opera di memoria storica ricordando in primo luogo una verità – sempre più passata sotto silenzio – ossia l’ispirazione decisamente cristiana dei Padri Fondatori dell’Unione Europea. A livello più profondo, essa desidera mostrare anche che la base dei valori proviene soprattutto dall’eredità cristiana che continua ancora oggi ad alimentarla.

Questi valori comuni non costituiscono un aggregato anarchico o aleatorio, ma formano un insieme coerente che si ordina e si articola, storicamente, a partire da una visione antropologica precisa. Può l’Europa omettere il principio organico originale di questi valori che hanno rivelato all’uomo allo stesso tempo la sua eminente dignità e il fatto che la sua vocazione personale lo apre a tutti gli uomini con i quali è chiamato a costituire una sola famiglia? Lasciarsi andare a questo oblio, non significa esporsi al rischio di vedere questi grandi e bei valori entrare in concorrenza o in conflitto gli uni e gli altri? O ancora, questi valori non rischiano di essere strumentalizzati da individui e da gruppi di pressione desiderosi di far valere interessi particolari a detrimento di un progetto collettivo ambizioso – che gli europei attendono – che si preoccupi del bene comune degli abitanti del Continente e del mondo intero? Questo rischio è già recepito e denunciato da numerosi osservatori che appartengono a orizzonti diversi. E’ importante che l’Europa non permetta che il suo modello di civiltà si sfaldi, pezzo dopo pezzo. Il suo slancio originale non deve essere soffocato dall’individualismo e dall’utilitarismo” (Benedetto XVI,Al Capo della delegazione della Commissione delle Comunità Europee presso la Santa Sede, 19 ottobre 2009).

Benedetto XVI ha affermato che le risorse intellettuali, culturali ed economiche del continente continueranno a recare frutto se continueranno ad essere fecondate dalla visione trascendente di ogni persona umana (da dove viene? Dove è destinata?) che costituisce il tesoro più prezioso dell’eredità europea. Questa tradizione umanista, nella quale si riconoscono tante famiglie del pensiero a volte molto diverso, rende l’Europa capace di affrontare le sfide di domani e di rispondere alle attese della popolazione. Si tratta principalmente

- della ricerca del giusto e delicato equilibrio fra efficienza economica e le esigenze sociali,

- della salvaguardia dell’ambiente

- e soprattutto dell’indispensabile e necessario sostegno alla vita umana dal concepimento fino alla morte naturale,

- alla famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna.

L’Europa sarà realmente se stessa solo se saprà conservare l’originalità che ha fatto la sua grandezza e che è in grado di fare di essa, nel futuro, uno degli attori principali nella promozione dello sviluppo integrale delle persone, che la Chiesa cattolica considera come l’unica via in grado di porre rimedio agli squilibri presenti nel nostro mondo provocati dalla riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità, anzi un capovolgimento della stessa cultura moderna, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza.

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