venerdì 25 settembre 2009

Una sola unione matrimoniale

Non esistono coniugi veri di seconda unione, ma solo di prima unione

“Mentre la Chiesa paragona la vita umana con la vita della Santissima Trinità – prima unità di vita nella pluralità delle persone – e non si stanca di insegnare che la famiglia ha il proprio fondamento nel matrimonio e nel piano di Dio, la coscienza diffusa nel mondo secolarizzato vive nell’incertezza più profonda a tale riguardo, soprattutto da quando le società occidentali hanno legalizzato il divorzio.

L’unico fondamento riconosciuto sembra essere il sentimento, o la soggettività individuale, che si esprime nella volontà di convivere. In questa situazione, diminuisce il numero dei matrimoni, poiché nessuno impegna la propria vita con una premessa tanto fragile e incostante, crescono le unioni di fatto e aumentano i divorzi. In questa fragilità si consuma il dramma di tanti bambini privati del sostegno dei genitori, vittime del malessere e dell’abbandono, e si diffonde il disordine sociale.

La Chiesa non può restare indifferente di fronte alla separazione dei coniugi e al divorzio, di fronte alla rovina delle famiglie e alle conseguenze che il divorzio provoca sui figli. Questi, per essere istruiti ed educati, hanno bisogno di punti di riferimento estremamente precisi e concreti, vale a dire di genitori determinati e certi che, in modo diverso, concorrono alla loro educazione. Ora è questo principio che la pratica del divorzio sta minando e compromettendo con la cosiddetta famiglia allargata e mutevole, che moltiplica i “padri” e le “madri” e fa sì che oggi la maggior parte di coloro che si sentono “orfani” non siano figli senza genitori, ma figli che ne hanno troppi. Questa situazione, con le inevitabili interferenze e l’incrociarsi di rapporti, non può non generare conflitti e confusioni interne, contribuendo a creare e imprimere nei figli una tipologia alterata di famiglia, assimilabile in un certo senso alla stessa convivenza a causa della sua precarietà.

E’ ferma convinzione della Chiesa che i problemi che oggi i genitori incontrano e che debilitano la loro unione, hanno la loro vera soluzione in un ritorno alla solidità della famiglia cristiana, ambito di mutua fiducia, di dono reciproco, di rispetto della libertà e di educazione alla vita sociale. E’ importante ricordare che, “l’amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l’unità e l’indissolubilità della comunità di persone che ingloba tutta la loro vita” (CCC n. 1644). In effetti, Gesù ha detto chiaramente: “l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto” (Mc 10,9), ed ha aggiunto: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mc 10,11-12).

Con tutta la comprensione che la Chiesa può provare dinnanzi a simili situazioni, non esistono coniugi di seconda unione, ma solo di prima unione; l’altra è una situazione irregolare e pericolosa, che è necessario risolvere, nella fedeltà a Cristo, trovando con l’aiuto di un sacerdote, un cammino possibile per salvare quanti in essa si trovano” (Benedetto XVI, Ai Vescovi della Conferenza episcopale del Brasile (Nordeste I e Nordeste 4), 25 settembre 2009).

I figli per essere istruiti ed educati hanno bisogno di punti di riferimento estremamente precisi e certi con le virtù della Santa Famiglia: la preghiera, pietra d’angolo di ogni focolare domestico fedele alla propria identità e alla propria missione; la laboriosità, asse di ogni matrimonio maturo e responsabile; il silenzio, fondamento di ogni attività libera ed efficace. In tal modo sacerdoti e centri di pastorale accompagnano le famiglie, affinché non siano illuse e sedotte da certi stili di vita relativistici, che le produzioni cinematografiche e televisive e altri mezzi di informazione promuovono. Quanto efficaci sono le testimonianze di quelle famiglie che traggono la loro energia dalla fonte continua del sacramento del matrimonio; con esse diviene possibile superare la prova anche dura che può presentarsi, saper perdonare un’offesa e passar sopra a tanti limiti e debolezze, accogliere un figlio che soffre o diversamente abile, illuminare la vita dell’altro, anche se debole e disabile, mediante la bellezza dell’amore. E’ solo a partire dal sostegno anche pubblico di tali famiglie che si può ristabilire il tessuto della società

Nessun commento:

Posta un commento