lunedì 7 settembre 2009

Fede e politica

La fede testimoniata nei vari ambiti della società e dell’azione politica

“Conferma i tuoi fratelli”: quest’invito del Signore l’avverto oggi indirizzato a me con una intensità particolare. Pregate cari fratelli e sorelle, perché possa svolgere sempre con fedeltà e amore la missione di Pastore di tutto il gregge di Cristo (Gv 21,15ss)” (Benedetto XVI, Angelus, Viterbo 6 settembre 2009).

“Fedeli laici, giovani e famiglie, non abbiate paura di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana!

Viterbo ha espresso al riguardo figure prestigiose. In questa occasione è dovere far memoria del giovane Mario Fani di Viterbo, iniziatore del “Circolo Santa Rosa”, che accese, insieme a Giovanni Acquaderni, di Bologna, quella prima luce che sarebbe poi diventata l’esperienza storica del laicato in Italia: l’Azione Cattolica. Si succedono le stagioni della storia, cambiano i contesti sociali, ma non muta e non passa di moda la vocazione dei cristiani a vivere il Vangelo in solidarietà con la famiglia umana, al passo con i tempi. Ecco l’impegno sociale, ecco il servizio proprio dell’azione politica, ecco lo sviluppo umano integrale” (Viterbo 6 settembre 2009).

Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento. Dobbiamo sentire l’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio.

E’ in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi nel mondo operano, si affaticano, gemono sotto il peso delle sofferenze e danno la vita.

Riaffermo con forza quanto più volte è stato detto dai miei venerati Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo.

Noi non chiediamo altro che metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché crediamo che “l’impegno di annunziare il vangelo agli uomini del nostro tempo…è senza dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi, 1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza” (Redemptoris missino,2) Messaggio per la Giornata Mondiale 2009).

Oggi che l’uomo, proprio in considerazione del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità , dell’uso della ragione in tutti fattori e non solo nella verificabilità storico - empirica e quindi smarrisca il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza è un problema anche politico. E’ vero che la politica non si desume dalla fede e in questo senso lo Stato è uno Stato laico, profano, nel senso positivo. Ma un positivismo ed un empirismo senza un’etica vera è una mutilazione pericolosa della ragione perché rischia di piegarsi davanti alla pressione degli interessi particolari senza la tensione verso il bene comune e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo e quindi a dissolvere moralità ed eticità. E in questo senso subentra un certo legame tra fede e politica: la fede cioè può illuminare la ragione, può sanare, guarire una ragione ammalata. Non nel senso che questo influsso della fede trasferisca il campo della politica dalla ragione alla fede, al soggetto sociale “sui generis” della Chiesa, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali, ma nel senso che restituisce la ragione di ogni persona a se stessa, aiuta la ragione ad essere se stessa a livello condiviso, senza alienarla. Le indicazioni del magistero e degli interventi pastorali, riguardo ai valori da difendere anche contro maggioranze di un momento, non vogliono essere una intromissione nella politica da parte della gerarchia e delle realtà pastorali. Ma vogliono esse un necessario aiuto alla ragione in modo che soprattutto i politici che si rifanno al vangelo, al Corpo di Cristo che è la Chiesa, possano nella discussione, nella dialettica democratica politica aiutare ad una evidenza comune e così ad una presenza reale e concreta dei valori che devono governare ognuno nella politica. La Chiesa e le organizzazioni ecclesiali non sono mai, come tali, contro governi né li idealizzano. Valutano criticamente caso per caso.

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