martedì 25 agosto 2009

Una Chiesa più divina

Solo una Chiesa sempre più divina è anche veramente umana

“Una Chiesa che riposi sulle decisioni di una maggioranza diventa una Chiesa puramente umana. Essa è ridotta al livello di ciò che è plausibile, di quanto è frutto della propria azione e delle proprie intuizioni e opinioni. L’opinione sostituisce la fede. Ed effettivamente, nelle formule di fede coniate da sé che io conosco, il significato dell’espressione “credo” non va mai al di là del significato “noi pensiamo” (“noi siamo Chiesa”). La Chiesa fatta da sé ha alla fine il sapore del “se stessi”, che agli altri “se stessi” non è mai gradito e ben presto rivela la propria piccolezza. Essa si è ritirata nell’ambito dell’empirico, e così si è dissolta anche come ideale sognato” (Ratzinger Benedetto XVI, Meeting di Rimini 1990).

Il modello guida per la continua e dinamica riforma ecclesiale non è l’attivista, colui che vuole costruire tutto da sé cioè il contrario di colui che ammira, che tramanda in continuità dinamica. Egli restringe l’ambito della propria ragione all’empiricamente verificabile, come oggi predomina nella cultura della tecnoscienza e perde così di vista la ricerca del vero, del bene, di Dio, soprattutto di quel Dio che possiede un volto umano cioè del Mistero. Quanto più nella Chiesa si buttano nel cestino le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e si estende l’ambito delle cose decise da sé e fatte da sé, tanto più angusta essa diventa per noi tutti. In essa la dimensione grande, liberante, non è costituita da ciò che noi stessi facciamo, ma da quello che a noi tutti è donato in continuità o Tradizione. Quello che non proviene dal nostro volere e inventare, bensì è un precederci nell’essere dono, un venire a noi di ciò che è inimmaginabile, di ciò che “è più grande del nostro cuore” e verso cui ogni cuore tende. L’essenza della vera riforma, quella che è necessaria in ogni tempo, non consiste nel fatto che noi possiamo rimodellarci sempre di nuovo la “nostra” Chiesa come più ci piace, che noi possiamo inventarla con una liturgia che sorge sul posto, in una data situazione, bensì nel fatto che noi spazziamo via sempre nuovamente le nostre proprie costruzioni di sostegno, in favore della luce purissima che viene dall’alto e che è nello stesso tempo l’irruzione della vera libertà.

San Bonaventura spiega l’essenza della riforma nella Chiesa come il cammino attraverso il quale l’uomo diviene autenticamente se stesso nel suo essere dono del Donatore divino, prendendo lo spunto dal paragone con l’intagliatore di immagini, cioè con lo scultore. Lo scultore non fa qualcosa ma elimina, toglie ciò che è inautentico e così emerge la figura preziosa. Così anche l’uomo, affinché risponda in Lui l’immagine trinitaria di Dio, accoglie quella purificazione delle sue relazioni che oscurano l’aspetto autentico del suo essere dono.

Certo la Chiesa avrà sempre bisogno di nuove strutture umane di sostegno, di poter parlare e operare ad ogni epoca storica. Tali istituzioni ecclesiastiche, con le loro configurazioni giuridiche, lungi dall’essere qualcosa di cattivo, sono al contrario, in un certo grado semplicemente necessarie e indispensabili. Ma esse invecchiano, rischiano di presentarsi come la cosa più essenziale, e distolgono lo sguardo da quanto è veramente essenziale. Riforma è sempre nuovamente un togliere via affinché divenga visibile il volto della Sposa e insieme con esso il volto dello Sposo stesso, il Signore vivente in essa e attraverso essa per tutti e per tutto.

Nella Chiesa l’atmosfera diventa angusta e soffocante se i portatori del ministero dimenticano che il Sacramento non è una spartizione democratica del potere, ma è invece espropriazione di se stessi in favore di Colui, nella persona del quale devono agire e parlare.

Quanto più apparati noi costruiamo, siano anche i più moderni, tanto meno c’è spazio per lo Spirito, per i nuovi carismi, tanto meno c’è spazio per l’agire mai totalmente prevedibile e teorizzabile del Signore, e tanto meno c’è libertà, creatività vera. Sotto questo punto di vista urge nella Chiesa a tutti i livelli un esame di coscienza senza riserve.

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