giovedì 20 agosto 2009

Alla ricerca di Dio

Alla ricerca di Dio e quindi di noi stessi

“I Magi (non erano sicuramente né maghi intenzionati a impossessarsi di Dio e del mondo, né astronomi nel significato che oggi la scienza dà a questo termine, né astrologi desiderosi di sondare i misteri del futuro e di vendere la conoscenza che se ne può trarre) erano persone che andavano in cerca di qualcosa di più, andavano in cerca della vera luce che indica la strada sulla quale dobbiamo camminare nella nostra vita. Erano persone convinte che la firma di Dio è riportata nella creazione e che noi dobbiamo (e possiamo) tentare di decifrarla. Che a noi è dato di trovare le tracce di Dio e farci guidare da esse per arrivare alla vera vita.

Non erano dunque avventurieri come i circumnavigatori del globo dell’era moderna, che volevano ottenere nuove conoscenze sul mondo e crearsi in tal modo una fama. E neppure c’era in loro quella curiosità tipica della scienza, che invia razzi nel cosmo per strappargli i suoi segreti più reconditi. Il loro sguardo arrivava molto più lontano. Erano persone che andavano alla ricerca di Dio e quindi andavano alla ricerca di se stesse. Erano sulle tracce di Abramo, che aveva acconsentito a che la voce di Dio lo chiamasse e per amor suo si era fatto pellegrino. Erano persone dal cuore irrequieto, alle quali non bastava la carta geografica e il puro e semplice sapere erudito, che cercavano invece l’autentica saggezza che insegnasse loro come si deve vivere, come si fa ad essere uomini” (Ratzinger Benedetto XVI, Omelia per l’Epifania 1944 presso la Chiesa di Berchtesgaden).

Ciò che ci permette di comprendere meglio la caratteristica di quegli uomini misteriosi, che per noi documentano anche oggi la Parola di Dio, è il modo opposto al loro di concepire la vita che trovarono a Gerusalemme.

Prima di tutto Erode interessato al bambino ma non per adorarlo, come afferma ipocraticamente, bensì per eliminarlo. Erode è l’icona di ogni uomo di potere che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. Considera anche Dio rivale, anzi il rivale più pericoloso, che vorrebbe togliere agli uomini lo spazio vitale e la volontà individuale e non vuole riconoscere loro la possibilità di disporre di sé come meglio credono. Perciò per lui Dio deve essere eliminato e quindi ogni persona ridotta a semplice pedina nel gioco di potere che lui, Erode, sta tramando. Urge chiederci se, consapevolmente o meno, ci sia qualcosa di Erode in noi, se non consideriamo Dio un rivale nella nostra vita, un rivale che pone dei limiti di volere e di fare quello che ci piacerebbe e che riduce la possibilità di disporre la vita a nostro totale piacimento. E così ci sentiamo profondamente e continuamente irritati e scontenti di tutti e di tutto. Possiamo trovare una rappacificazione e una via d’uscita soltanto se cessiamo di sentirci dio a noi stessi, ossessionati quindi dall’idea di rivalità e se riconosciamo che l’amore onnipotente non ci toglie niente, non ci minaccia, non ci costringe perché ogni rapporto costretto non è più un rapporto d’amore che ci rende felici e Dio è amore che ci fa felici.

Gli abitanti di Gerusalemme erano persone come noi, tra loro c’erano buoni e cattivi. A loro bastavano le preoccupazioni, le fatiche e le piccole gioie della vita di tutti i giorni, non avevano tempo e forze per guardare più in alto, alla vita veramente vita cioè alla grande speranza. Anche a noi succede spesso di affogare nel tran tran quotidiano e di non voler aspirare alla speranza affidabile, al cammino che conduce a Dio.

Infine gli eruditi, i teologi, gli specialisti della Sacra Scrittura che sanno tutto su di essa, che ne conoscono ogni possibile interpretazione, che sono in grado di citare a memoria ogni passo e che pertanto sono davvero l’aiuto a chi si mette in ricerca. Ma, come osserva Agostino, sono guide per gli altri. Indicano la via, ma restano fermi. In fondo per essi la Scrittura era soltanto un atlante per la loro curiosità, una quantità di concetti da passare al vaglio, sui quali discutere e ottenere spazio sui mass media di allora.

Non siamo anche noi tentati di ritenere la Sacra Scrittura, i contenuti della fede che la Chiesa ci fa conoscere con il Compendio, più un oggetto di discussione che una via che conduce alla grande speranza, alla vita veramente vita?

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