giovedì 2 luglio 2009

Il Sacerdote 2

Sacramento dell’altare, “sacramento del fratello”, “sacramento del povero”, due aspetti dello stesso mistero cioè della presenza di Dio nella via umana

“Come ebbi a sottolineare già durante la prima Celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina dopo la mia elezione a successore dell’apostolo Pietro, è proprio dalla piena comunione con Cristo che ‘scaturisce ogni altro elemento della vita della Chiesa, in primo luogo la comunione tra tutti i fedeli, l’impegno di annuncio e di testimonianza del Vangelo, l’ardore della carità verso tutti, specialmente verso i poveri e i piccoli ’. Ciò vale in primo luogo per i sacerdoti. Per questo, ringraziamo la Provvidenza che ci offre la possibilità adesso di celebrare l’Anno Sacerdotale. Auspico di cuore che esso costituisca per ogni sacerdote un’opportunità di rinnovamento interiore e, conseguentemente, di saldo rinvigorimento nell’impegno per la propria missione.

Come durante l’Anno Paolino nostro riferimento costante è stato san Paolo, così nei prossimi mesi guarderemo in primo luogo a san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato d’Ars, ricordandone il 150° anniversario della morte. Nella lettera per questa occasione ho scritto ai sacerdoti, ho voluto sottolineare quel che maggiormente risplende nell’esistenza di questo umile ministro dell’altare: ‘la sua totale identificazione col proprio ministero ’. Egli amava dire che ‘un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina ’. E quasi non riuscendo a capacitarsi della grandezza del dono e del compito affidati ad una povera creatura umana, sospirava: ‘Oh come il prete è grande!...Se egli si comprendesse, morirebbe…Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia ’.

In verità, proprio considerando il binomio ‘identità – missione ’, ciascun sacerdote può meglio avvertire la necessità di quella progressiva immedesimazione con Cristo che gli garantisce la fedeltà e la fecondità della testimonianza evangelica. Lo stesso titolo dell’Anno sacerdotale – Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote – evidenza che il dono della grazia divina precede ogni possibile umana risposta e realizzazione pastorale, e così, nella vita del sacerdote, annuncio missionario e culto non sono mai separabili, come non vanno mai separati identità ontologico – sacramentale e missione evangelizzatrice. Del resto il fine della missione di ogni presbitero, potremmo dire, è ‘cultuale’: perché tutti gli uomini possano offrirsi a Dio come ostia viva, santa e a lui gradita (Rm 12,1), che nella creazione stessa, negli uomini diventa culto, lode del Creatore, ricevendone carità che sono chiamati a dispensare abbondantemente gli uni agli altri. Lo avvertivano chiaramente negli inizi del Cristianesimo. San Giovanni Crisostomo diceva, ad esempio, che il sacramento dell’altare e il ‘sacramento del fratello’ o, come dice, ‘sacramento del povero ’ costituiscono due aspetti dello stesso mistero. L’amore per il prossimo, l’attenzione alla giustizia e ai poveri non sono soltanto temi di morale sociale, quanto piuttosto espressione di una concezione sacramentale in attesa della nuova venuta del Signore. Questa è la principale dimensione, essenzialmente missionaria e dinamica, dell’identità e del ministero sacerdotale: attraverso l’annuncio del Vangelo essi generano la fede in coloro che ancora non credono, perché possano unire al sacrificio di Cristo il loro sacrificio, che si traduce in amore per Dio e per il prossimo” (Benedetto XVI, Catechesi, 1 luglio 2009).

Benedetto XVI osserva che a fronte di tante incertezze e stanchezze anche nell’esercizio del ministero sacerdotale, è urgente il recupero di un giudizio chiaro e inequivocabile sul primato assoluto della grazia divina, ricordando quanto scrive san Tommaso d’Aquino: ‘Il più piccolo dono della grazia supera il bene naturale di tutto l’universo’ (Summa Theologiae, I – II, q. 113, a. 9, ad 2). La missione di ogni singolo presbitero dipenderà, pertanto, anche e soprattutto dalla consapevolezza della realtà sacramentale (Dio nella via umana) del suo ‘nuovo essere ’. Dalla certezza della propria identità, non artificialmente costruita ma gratuitamente e divinamente donata e accolta, dipende il sempre rinnovato entusiasmo del sacerdote per la missione. Anche per i presbiteri vale che ‘all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva’ (Deus caritas est, 1).

Avendo ricevuto un così straordinario dono di grazia nel loro essere con la loro ‘consacrazione’, dono che non verrà mai meno nonostante tutte le miserie perché Cristo è fedele, i presbiteri diventano testimoni permanenti del loro incontro con Cristo. Partendo proprio da questa interiore consapevolezza, essi possono svolgere appieno la loro ‘missione’, mediante l’annuncio della Parola e l’amministrazione dei Sacramenti. Benedetto XVI osserva che dopo il Concilio Vaticano II, si è prodotta qua e là l’impressione che nella missione dei sacerdoti in questo nostro tempo, ci fosse qualcosa di più urgente di ciò che aveva richiamato il Concilio di Trento; alcuni pensavano che si dovesse in primo luogo costruire una diversa società. La pagina evangelica…sta invece a richiamare i due elementi essenziali del ministero sacerdotale. Gesù invia, in quel tempo e oggi, gli Apostoli ad annunciare il vangelo e dà ad essi il potere di cacciare gli spiriti cattivi. ‘Annuncio’ e ‘potere’, cioè ‘parola’ e ‘sacramento’ sono pertanto le due fondamentali colonne del servizio sacerdotale, al di là delle sue possibili molteplici configurazioni.

Quando non si tiene conto del ‘dittico’ consacrazione – missione, diventa veramente difficile comprendere l’identità del presbitero e del suo ministero nella Chiesa.

- Chi è infatti il presbitero, se non un uomo convertito e rinnovato dallo Spirito, che vive del rapporto personale con Cristo, facendone costantemente propri i criteri evangelici?

- Chi è il presbitero se non un uomo di unità e di verità, consapevole dei propri limiti e, nel contempo, della straordinaria grandezza della vocazione ricevuta, quella di concorrere a dilatare il regno di Dio presente là dove Dio è amato e giunge il suo amore fino agli estremi confini della terra? Sì! Il sacerdote è un uomo tutto del Signore, poiché è Dio stesso a chiamarlo ed a costituirlo nel suo servizio apostolico. E proprio essendo tutto del Signore, è tutto degli uomini, per gli uomini.

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