mercoledì 1 luglio 2009

Fede adulta

Paolo desidera che i cristiani abbiano una fede “responsabile”, una fede “adulta”

“La parola “fede adulta” negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori,ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede”fai da te”, quindi. E lo si presenta come “coraggio” di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo “schema” del mondo contemporaneo. E’ questo non – conformismo della fede che Paolo chiama “fede adulta”. E’ la fede che egli vuole. Qualifica invece come infantile correre dietro ai venti e alle correnti del tempo. Così fa parte della fede adulta, ad esempio, impegnarsi per l’inviolabilità della vita umana fin dal primo momento, opponendosi con ciò radicalmente al principio della violenza, proprio anche nella difesa delle creature umane più inermi. Fa parte della fede adulta riconoscere il matrimonio tra un uomo e una donna per tutta la vita come ordinamento del Creatore, ristabilito nuovamente da Cristo. La fede adulta non si lascia trasportare qua e là da qualsiasi corrente. Essa s’oppone ai venti della moda. Sa che questi venti non sono il soffio dello Spirito Santo; sa che lo Spirito di Dio s’esprime e si manifesta nella comunione con Gesù Cristo. Tuttavia, anche qui Paolo non si ferma alla negazione, ma ci conduce al grande “sì” ( in verità i “no” della Chiesa sono piuttosto dei “sì” all’amore autentico, alla verità di ogni uomo come è stato creato da Dio). Descrive la fede matura, veramente adulta in maniera positiva con l’espressione: “agire secondo verità nella carità” (Ef 4, 15). Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede, si volge prima di tutto verso la verità. La verità sul mondo e su noi stessi si rende visibile quando guardiamo a Dio. E Dio si rende visibile a noi nel volto di Gesù Cristo. Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili (Dio non costringe mai perché un rapporto costretto non è mai un rapporto di amore, come è la natura di Dio). In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questa l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità vanno insieme. La carità è la prova della verità.. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio, che la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri.

L’apostolo ci dice che, agendo secondo verità nella carità, noi contribuiamo a far sì che il tutto (ta panta) – l’universo – cresca tendendo a Cristo. Paolo, in base alla sua fede, non s’interessa soltanto della nostra personale rettitudine e non soltanto della crescita della Chiesa. Egli si interessa dell’universo: ta panta. Lo scopo ultimo dell’opera di Cristo è l’universo – la trasformazione dell’universo, di tutto il mondo umano, dell’intera creazione. Chi insieme con Cristo serve la verità nella carità, contribuisce al vero progresso del mondo. Sì, è qui del tutto chiaro che Paolo conosce l’idea di progresso. Cristo, il suo vivere, soffrire e risorgere è stato il vero grande salto per l’umanità, per il mondo. Ora, però, l’universo deve crescere in vista di Lui. Dove aumenta la presenza di Cristo, là c’è il vero progresso del mondo. Là l’uomo diventa nuovo e così diventa nuovo il mondo” (Benedetto XVI, Omelia nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 2009).

Nel quarto capitolo della Lettera agli Efesini San Paolo ci dice che con Cristo dobbiamo raggiungere l’età adulta, un’umanità matura. Non possiamo più rimanere “fanciulli in balia delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina…” (4,14). Paolo desidera, fa di tutto perché i cristiani giungano a una fede “personalmente e comunitariamente responsabile”, appunto “una fede adulta”.

Il nuovo modo di pensare, donatoci dalla fede frutto dell’incontro con la Persona di Gesù Risorto che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva, di sua natura fa appello all’intelligenza, perché svela ad ogni uomo la verità sul suo destino e la via per raggiungerlo. E anche se la verità rivelata è superiore ad ogni nostro dire ed i nostri concetti sono imperfetti di fronte alla sua grandezza ultimamente insondabile (Ef 3,19), essa invita tuttavia la ragione – dono di Dio fatto per cogliere la verità – ad entrare nella sua luce, diventando così capace di comprendere in una certa misura quanto ha creduto. Così si diventa responsabili e adulti nella fede. La verità che rende liberi è un dono di Gesù Cristo (Gv 8,32). La ricerca della verità è insita nella natura dell’uomo, è il desiderio originario di ogni io umano, mentre l’ignoranza lo mantiene in una condizione di schiavitù. Ogni uomo infatti non può essere veramente libero se non riceve dall’esterno luce sulle questioni centrali della sua esistenza, e in particolare su quella di sapere chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male e chi mi può liberare? Cosa ci sarà dopo questa vita? La liberazione dall’alienazione dell’ignoranza, dell’infantilismo si realizza per ogni uomo quando l’incontro nella Chiesa con la Persona di Gesù Cristo, che è la via umana alla Verità e alla Vita, diventa per lui la “via”, l’unica “via” (Gv 14,6). Il potere del male è la menzogna che mantiene schiavi, non adulti. Il potere della fede, il potere dell’incontro con quel Dio che possiede un volto umano, che ci ha amati sino alla fine, ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, è lo splendore della verità per ciascuno di noi, per tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. La verità sul mondo e in noi stessi diventa evidente quando la ragione mettendosi alla ricerca del vero e del bene, di Dio, su questo cammino scorge le utili luci, sorte lungo la storia della fede cristiana, e giunge a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina ed aiuta a trovare la via verso il futuro.

Guardando a Cristo riconosciamo un’ulteriore cosa: verità e carità sono inseparabili. In Dio, ambedue sono inscindibilmente una cosa sola: è proprio questo l’essenza di Dio. Per questo, per i cristiani verità e carità sono una fede adulta amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti. La carità è la prova della verità. Sempre di nuovo dovremo essere misurati secondo questo criterio per giungere a una fede “responsabile”, una “fede adulta”: la verità diventi carità e la carità ci renda veritieri. Questo ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico – romano. Così è avvenuto anche in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche come la rivoluzione borghese e marxista. Il Signore ci dia questa certezza di vivere questa unità tra verità e amore nelle attuali condizioni di secolarizzazione, per la nuova evangelizzazione.

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