giovedì 14 maggio 2009

Betlemme

Betlemme dove nella pienezza dei tempi Dio ha scelto i divenire uomo e la via umana per incontrarlo

“Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia…oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,10 – 11). Il messaggio della venuta di Cristo, recato dal cielo mediante la voce degli angeli, continua ad echeggiare in questa città, come echeggia nelle famiglie, nelle case e nelle comunità del mondo intero.  E’ una “grande gioia”, hanno detto gli angeli, “che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10). Questo messaggio di gioia proclama che il Messia, Figlio di Dio e figlio di Davide, è nato “per voi”: per te e per me, e per tutti gli uomini e donne di ogni tempo e di ogni luogo.

Nel piano di Dio, Betlemme, “così piccola per essere fra i villaggi di Giudea” (Mic 5,1) è divenuta un luogo di gloria immortale: il posto dove, nella pienezza dei tempi, Dio ha scelto di divenire uomo, per concludere il lungo regno del peccato e della morte e per portare vita nuova ed abbondante ad un mondo che era divenuto vecchio, affaticato, oppresso dalla disperazione” (Benedetto XVI, Omelia nella Piazza della Mangiatoia a Betlemme, 13 naggio 2009).

 Per gli uomini e le donne di ogni tempo e  di ogni luogo; Betlemme è associata all’unico gioioso messaggio della rinascita, del rinnovamento, della luce e della libertà in rapporto a quel Dio che si è dato, si è rivelato in un volto umano e che ci ha amati, ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, sino alla fine rivelando contemporaneamente sia chi è Dio Padre che vuole tutti salvi e sia chi è ogni uomo e a che cosa è destinato. E questo nell’attuale Betlemme nella quale questa promessa sembra molto lontana dall’essere compiuta! Quanto distante appare quel Regno presente là dove Dio è amato e dove il suo amore ci raggiunge, Regno di ampio dominio e di pace, sicurezza, giustizia ed integrità, che il profeta Isaia aveva annunciato e che nella fede ogni cristiano proclama come fondato in maniera definitiva con la venuta di Gesù Cristo, Messia e Re avviando la via umana alla Verità e alla Vita!

Ma è proprio dal giorno della sua nascita che Gesù è stato “segno di contraddizione” (Lc 2,34) e continua ad essere tale anche oggi. Il Signore degli eserciti, “le cui origini è dall’eternità, dai giorni più remoti” (Mic 5,2), volle inaugurare il suo Regno nascendo in questa piccola città, entrando nel nostro mondo nel silenzio e nell’umiltà in una grotta, e giacendo come bimbo bisognoso in tutto, in una mangiatoia. Dio, che è amore, non può volere rapporti spettacolari che costringano, poiché un rapporto costretto non è mai un rapporto di amore.

Qui a Betlemme, nel mezzo di ogni genere di contraddizione, le pietre continuano a gridare questa “buona novella”, il messaggio di redenzione che questa città, al di sopra di tutte le altre, è chiamata a proclamare a tutto il mondo. Qui infatti, in un modo che sorpassa tutte le speranze e aspettative umane, Dio si è mostrato fedele alle sue promesse. Nella nascita del suo Figlio, Egli ha rivelato la venuta di un Regno d’amore: un amore che si rivela nell’umiliazione e nella debolezza della croce, eppure trionfa nella gloriosa risurrezione a nuova vita. Regno che unico è capace di cambiare questo mondo, poiché ha il potere di cambiare i cuori, di illuminare le menti e di rafforzare le volontà. Nell’assumere la nostra carne, con tutte le sue debolezze, e nel trasfigurarla con la potenza del suo Spirito, Gesù ci ha chiamato ad essere testimoni della sua vittoria sul peccato e sulla morte. E questo è ciò che il messaggio di Betlemme ci chiama ad essere: testimoni del trionfo dell’amore di Dio sull’odio, sull’egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione fra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire!

 “Nella speranza siamo stati salvati” dice l’apostolo Paolo (Rm 8,24).

E tuttavia afferma con grande realismo che la creazione continua a gemere nel travaglio, anche se noi, che abbiamo ricevuto le primizie dello Spirito del Risorto, attendiamo pazientemente il compimento della redenzione (Rm 8,22-24). Paolo trae dall’Incarnazione una lezione che può essere luce sulle sofferenze che i prescelti da Dio in Betlemme oggi stanno esperimentando: “E’ apparsa la grazia di Dio – egli dice – che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della venuta della nostra speranza, il Salvatore Cristo Gesù (Tt 2,11-13).

Non sono forse queste le virtù richieste a uomini e donne che avendo incontrato la Persona di Gesù Cristo e divenuti quindi cristiani vivono nella speranza? In primo luogo, la costante conversione, assimilazione a Cristo che si riflette non solo sulle nostre azioni, ma anche sul nostro modo di ragionare: il coraggio di abbandonare linee di pensiero, di azione e di reazione infruttuose e sterili. La cultura di un modo di pensare pacifico basato sulla giustizia, sul rispetto dei diritti e dei doveri di tutti, e l’impegno a collaborare per il bene comune cioè di ogni persona umana. E poi la perseveranza, perseveranza nel bene e nel rifiuto del male. Qui a Betlemme oggi si chiede ai discepoli di Cristo una speciale perseveranza: perseveranza nel testimoniare fedelmente la gloria cioè l’amore di Dio qui rivelato nella nascita del Figlio suo, la buona notizia della sua pace che discese dal cielo per dimorare sulla terra, in ogni uomo che comunque ridotto Dio ama per renderlo giusto.

 “Non abbiate paura!”

“Questo è il messaggio – Benedetto XVI – che il Successore di Pietro desidera consegnarvi oggi, facendo eco al messaggio degli angeli e alla consegna che l’amato Giovanni Paolo II vi ha lasciato nell’anno del Grande Giubileo della nascita di Cristo. Contate sulle preghiere e sulla solidarietà dei vostri fratelli e sorelle della Chiesa universale, e adoperatevi con iniziative concrete per consolidare la vostra presenza e per offrire nuove possibilità a quanti sono tentati di partire. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell’edificare una cultura di pace che superi l’attuale stallo della paura, dell’aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica. Al di sopra di tutto, siate testimoni della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo ricorso, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane.

La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante – potremmo dire – di una nuova struttura “spirituale”, capace di galvanizzare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell’educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!”.

Benedetto XVI ha ricordato che l’antica basilica della Natività, provata da venti secoli di storia e dal peso di secoli, si erge di fronte a tutti quale testimone della fede che permane e trionfa nel mondo ( 1 Gv 5,4). Nessun visitatore di Betlemme potrebbe fare a meno di notare che nel corso dei secoli la grande porta che introduce nella casa di Do è divenuta sempre più piccola. “Preghiamo oggi – ha concluso Benedetto XVI – affinché, con la grazia di Dio e il nostro impegno, la porta che introduce nel mistero della dimora di Dio tra gli uomini, il tempio della nostra comunione nel suo amore, e l’anticipo di un mondo di perenne pace e gioia, si apra sempre più ampiamente per accogliere ogni cuore umano e rinnovarlo e trasformarlo. In questo modo, Betlemme continuerà a farsi eco del messaggio affidato ai pastori, a noi, all’umanità: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama!”.

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