venerdì 17 aprile 2009

Materialismo e relativismo‏

Capovolgimento del punto di partenza della modernità per la nuova ondata di illuminismo e laicismo

Per recuperare oggi la centralità di ogni uomo e della sua libertà proprie della modernità emerge un grande è inutilmente nascosto bisogno della speranza che proviene dalla fede cristiana e dalle tradizioni religiose e morali dell’umanità

“Predomina in Occidente quella cultura che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di via. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si giunge così un autentico capovolgimento del punto di partenza di questa cultura, (della modernità), che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà.. Nella medesima linea, l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le condizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita. Perciò questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza” (Benedetto XVI, Convegno Ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006).

Per evangelizzare nell’attuale panorama culturale, già Paolo VI al n. 20 dell’Esortazione Apostolica “Evangelii nuntiandi” diceva: “Occorre evangelizzare, non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici, la cultura e le culture degli uomini, nel senso ricco ed esteso che questi termini hanno nella Costituzione “Gaudium et spes” (n.50), partendo sempre dalla persona (dall’io) e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio…La rottura tra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma della nostra epoca, come lo fu anche di altre”.
Ecco l’importanza per la nuova evangelizzazione assumere dall’attuale panorama culturale elementi che permettano di mettere meglio in luce l’uno e l’altro aspetto dei misteri della fede, della speranza, dell’amore cioè i pilastri del cristianesimo anche per recuperare la centralità di ogni persona, di ogni io umano e della sua libertà proprie della modernità originaria.
In un articolo di Giandomenico Mucci S.J. della Civiltà Cattolica del 4 aprile 2009, dal titolo significativo Laicità e Futuro, presenta due articoli di Remo Bodei Le tre faglie del pensiero in Il Sole 24 Ore, 30 novembre 2008,7 e La crisi della laicità in un mondo senza futuro, in La Repubblica 27 maggio 2008, 1 e 33. E’ un professore alla University of California di Los Angeles, un laico che si distingue da altri laici per la buona conoscenza del pensiero cristiano e per il rispetto con cui ne scrive, pur non condividendo o non praticando la fede cristiana. Evidenzia anche con chiarezza l’insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un’etica troppo individualista: in concreto in un momento segnato dallo sviluppo delle scienze della vita e dell’informatica descrive il rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà, rischio avvertito in modo maggioritario in America, non così in Europa.

Tre elementi di novità
Padre Mucci rileva che Bodei individua, nell’attuale panorama culturale, tre elementi di novità: le biotecnologie che generano quella nuova branca della morale che è la bioetica; il ritorno delle religioni nell’ambito pubblico con il suo impatto nella politica; il diverso atteggiamento nei confronti della storia e del futuro.
- Il primo elemento è evidente per tutti. Le biotecnologie hanno modificato le scienze della vita. E questo ormai lo avverte anche l’uomo comune. Sono cambiati i parametri che da secoli interpretavano la vita quotidiana. Le biotecnologie obbligano a rivedere, per esempio, i concetti, che sembravano acquisiti per sempre, di persona e di identità personale, le norme etiche e giuridiche, gli stessi eventi e sentimenti primordiali, quali il concepimento, la nascita, il matrimonio, la paternità e la maternità, la malattia e la morte. Viviamo in un tempo in cui sarebbe valido solo ciò che è esperimentabile e calcolabile senza alcuna sensibilità per la verità o ricerca del vero, del bene e di Dio e quindi a scorgere le luci sorte lungo la storia della fede cristiana sulla centralità di ogni persona e della sua libertà e certi esperimenti neuro scientifici inducono a una radicale riduzione di naturalità ed emozioni, provocando una visione minimalista delle radici dell’etica e il rischio di considerare l’uomo un semplice prodotto della natura e come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trottato come ogni altro animale, capovolgendo il punto di partenza della cultura moderna cioè la rivendicazione della centralità di ogni persona e della sua libertà.
- Secondo Bodei, è inoltre in atto uno svuotamento dei valori tradizionalmente veicolati dalla politica riconducendo l’etica entro i confini del materialismo, del relativismo e dell’utilitarismo per cui la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo: ed è un fenomeno, questo, che restituisce alle religioni il ruolo di protagoniste. La crisi del senso originario di ogni vita cioè del naturale senso religioso originario in ogni io è stato il canale attraverso il quale è passata l’idea che le democrazie, essendo per metodo loro relativiste, non possono guidarsi e giustificarsi da sole e ad esse sono quindi necessarie le tradizioni religiose e morali storiche. Queste, elevate a donatrici di senso, influiscono perfino nel modo di intendere i processi spontanei del corpo che per sé sarebbero oggetto descrittivo delle scienze della vita e automatismi privi di coscienza. Invece, le religioni li vedono come opere di Dio sulle quali non ha autorità l’uomo.
- Di qui l’interesse della Chiese cristiane per il tema della vita. E in esse ci sono teologie più aperte al dialogo con le scienze che danno il primato all’irrazionale, al caso e alla necessità e altri settori, altre teologie che ritengono inevitabile chiedersi se non debba esservi un’unica intelligenza originaria, che sia comune tra la nostra ragione soggettiva che ha creato lo strumento della matematica cioè il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici per leggere il libro della natura scritto in linguaggio matematico e la ragione oggettivata nella natura. Così proprio la riflessione sulla sviluppo delle scienze ci riporterebbe al “disegno intelligente”, al Logos creatore, alla biopolitica con lo scopo di orientare Stati e opinione pubblica sulle complesse questioni dell’embrione, della procreazione assistita, delle staminali, dell’omosessualità e dell’eutanasia cioè dei valori non democraticamente negoziabili. Così viene capovolta la tendenza a dare il primato alla irrazionalità, al caso e alla necessità e a ricondurre al Logos creatore anche la nostra intelligenza e la nostra libertà recuperando la centralità di ogni persona in rapporto alla democrazia, alla politica, allo Stato.

Come trovare la Luce che illumina la storia e la via verso il futuro?
Per il laico Bodei la vita degli uomini dipende da potenze inconsce che agiscono senza il consenso degli uomini e ne segnano, però, il destino. La storia umana sarebbe un lungo e progressivo processo di emancipazione da queste potenze. In particolare, la modernità, non quella originariamente cristiana del Da Vittoria, ma quella illuminista e laicista, senza alcuna sensibilità per la verità per la ricerca del vero, del bene, di Dio, si è caratterizzata per il protagonismo assoluto della coscienza individuale categorizzante (Kant) inteso come tentativo dell’uomo di controllare la storia sottraendola sia al benefico della Provvidenza di Dio e sia al malefico del demonio: un progetto attuato con la filosofia, con le scienze e la tecnica e con la politica rivoluzionaria. Ma dopo il proclamato “fallimento” di alcuni esperimenti totalizzanti borghesi del 1789 e quindi in alternativa marxisti rispuntano i dubbi sui poteri salvifici della politica e della storia in generale. La discrezione del primo sistema politico del mondo ufficialmente basato sull’ateismo di stato contribuisce a trascinare nel discredito anche le concezioni condivise dei suoi avversari laici di ieri: la fiducia nell’esistenza di una storia innervata di tensione progettuale umana. La fiducia laica che esista una logica, magari in parte nascosta, ma tutta interna, immanente agli eventi senza alcun riferimento al Logos creatore, rischia di apparire a molti, rispetto all’emancipazione terrena della modernità illuminista, altrettanto mitologica dei disegni in precedenza attribuiti alla Provvidenza.
Ora, nel post-moderno, dato che la storia sembra non possedere più attendibili punti di riferimento, l’esperienza individuale tende a de – storicizzarsi, ad appiattire ogni evento sul piano di una temporalità priva di spessore e di direzione. Si sviluppa una ragione a- storica e la sapienza delle grandi tradizioni religiose e umanistiche si pensa di poter impunemente gettarle nel cestino della storia. Il disincanto è completo. Per il Bodei, si radicano in questa temperie sia la crisi del laicismo e della politica sia il nuovo interventismo delle religioni nell’ambito pubblico. Se la storia non mostra più quella direttrice che, tra Ottocento e Novecento, aveva indotto miliardi di uomini e credere al progresso, al regno della libertà, alla società senza classi, vuol dire che è illusorio pensare a un futuro collettivo, al di fuori e al di sopra delle proprie aspettative private.
Il futuro, dunque, senza più percepire anche a livello pubblico Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia e aiuta a trovare al via, non è più programmabile, è incerto e può anche far paura. Si di esso si proiettano, infatti, gli spettri dell’esaurimento delle risorse, del riscaldamento globale, della fame di proporzioni inimmaginabili, del terrorismo, della guerra nucleare. Assottigliandosi attese e speranze sul futuro, la gente si concentra sul presente, provocando la più grave emergenza educativa nella storia e comincia a riparlare del futuro che sta nelle mani di Dio. Si aggiunga a tutto questo l’evidenza di essere schiacciati dal presente, che è poi il quotidiano, di non poter vedere dinanzi a sé paradisi terrestri, di vedere la propria identità personale in balia di meccanismi impersonali, ed ecco, dice il Bodei, che ritorna la fede in Dio e nell’anima immortale. Ed ecco la Chiesa, sempre secondo il Bodei laico, che prontamente profitta della crisi per sostituire alla storia e ai suoi miraggi in frantumi l’idea di una natura umana immutabile e del diritto naturale. “Tutti cercano nel messaggio cristiano un antidoto al disorientamento e alla sollecitudine degli individui e vi constatano il permanere di una speranza che - a differenza di quella propagandata dal terreno “dio che ha fallito” – la storia non può falsificare”.

Due problemi
Secondo Padre Mucci a questo punto, il Bodei, sottolinea due problemi, uno per la società laica, uno per la Chiesa. “Il fatto è che la democrazia non può prescindere, senza negare se stessa, dal “relativismo etico” di cui la si accusa (che è in realtà un valore assoluto, quello della mutua compatibilità tra tutti i valori). Al pari dell’idea di “ragione” elaborata dalla cultura occidentale greca - ebraica- cristiana in duemila cinquecento anni, esso fa parte ormai, per così dire, delle acquisizioni evolutive del suo codice genetico. La democrazia moderna bandisce dalla sfera pubblica l’assolutismo delle fedi religiose, ponendo la sordina dell’esperienza privata ai valori supremi per cui vale la pena immolarsi. Si capisce perfettamente come il pericolo rappresentato dall’intreccio di democrazia e “relativismo etico” sia grave tanto per la Chiesa cattolica, quanto per qualsiasi altra organizzazione o ideologia che si fondi su certezze ritenute intimamente rocciose e in scalfibili cioè valide e vincolanti per se stesse: hegeliano Stato etico, partito etico, chiese e sette religiose”. Indizio non lieve della crisi del laicismo, “allentando la sua precedente presa sulla coscienza dei singoli, la politica le (alla Chiesa cattolica) abbandona infatti, con complicità delega, la rappresentanza dei principali valori etici”.
Tuttavia, la situazione storico culturale che ha generato la crisi della società laica ha effetti non rassicuranti neppure per la Chiesa. Questa, “finché ha combattuto in maniera frontale le dottrine comuniste – dichiaratamente atee e intimamente dogmatiche, laddove avevano assunto la natura di catechismo alternativo – il suo compito è stato paradossalmente meno arduo. Il nemico, chiaro e ben individuato, e il terreno dello scontro, aspro ma commensurabile, mostravano una collisione aperta tra fedi e valori vistosamente inconciliabili. Più insidioso, “subdolo” e senza volto si presenta l’attuale, riluttante avversario. Sradicare ideologie corazzate di forza è stato duro, ma invertire la rotta delle trasformazioni antropologiche introdotte dalle libertà civili o del connesso benessere sarà presumibilmente ancora più difficile. La parziale autonomia conquistata dagli individui dopo secoli di autoritarismo e di compressione degli istinti, dei bisogni e dei desideri, ha creato, in alcune zone privilegiate del pianeta, un senso di gelosa libertà che si manifesta in forma di rigetto di ogni imposizione dall’alto. L’ampliamento dei consumi e il miglioramento degli standard di vita vengono pertanto avvertiti come scarsamente negoziabili sia dal singolo che dai suoi referenti politici”. In questo panorama si comprende l’attuale reazione alla Chiesa cattolica, al Papa in particolare.

Due rilievi di Padre Mucci all’argomentazione di Remo Bodei
Si trova nel Bodei quella dottrina liberale che intende la laicità come esclusione dalla vita concreta di qualsiasi riferimento, di qualsiasi radice ad argomenti diversi dalla sola ragione, come sono quelli ispirati non solo dalla fede religiosa ma anche dal senso religioso naturale, originario, dal senso della vita, da riservarsi solo nell’ambito privato. Ideologicamente si esclude, perciò, la possibilità di integrare questa dottrina liberale con la visione cattolica di fede e ragione sul fondamento naturale del senso religioso, del senso di ogni vita, del creato, come le due ali, ugualmente necessarie, con le quali ogni spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità, del bene, di Dio. Qui si inserisce, invece, quella cultura liberale laica che si rifà alle radici cristiane nel connubio fra cristiani per fede e cristiani per cultura, come propone Marcello Pera. Si ritiene invece, per Bodei, che gli interessi di un Paese debbano coincidere con l’etica laica di sola ragione, che sarebbe l’unico fondamento possibile di una democrazia che oggi ammette un ventaglio di idee, scelte e comportamenti. La libertà e la responsabilità del cittadino che agisce nella vita pubblica per la ricerca del bene comune devono esercitarsi all’interno di criteri “laici” che regolano l’ambito pubblico. In Italia, sembra proibito pensare ciò che invece è pacifico negli Stati Uniti, che cioè la religione possa diventare una componente ineliminabile, se non fondativa, della modernità che pone al centro ogni persona e la sua libertà.
Dietro la posizione del Bodei e di altri c’è il convincimento che il relativismo etico sia necessario alla democrazia in quanto l’unica alternativa all’integralismo religioso. Perciò il Bodei parla del relativismo come di un valore assoluto. Ma occorre tener presente che espressioni indubitabili di democrazia come le Carte costituzionali e le Dichiarazioni di diritti umani sono chiaramente contrarie al relativismo etico che esclude ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. E’ chiaro che, se il relativismo è concepito come costitutivo essenziale della democrazia, non si dà laicità se non per opposizione al fatto religioso e la laicità è definibile soltanto in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto senza ragioni di riconoscere l’eventuale rilevanza sociale del fatto religioso senza poter instaurare un vero dialogo con altre culture, nelle quali al dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita.

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